ManfredAndTheWitchOfTheAlps

Attratto dalla doppia natura di Manfred raggiunse la quasi totale immedesimazione.

Dopo la stesura  della discussa opera Genoveva, nel 1848, Schumann si accinse a scrivere il Manfred, su testo di Byron. L’eroe del dramma è un personaggio prepotentemente romantico. La sua vicenda, ispirata al più noto Faust di Goethe, narra la storia del cavaliere maledetto che, tormentato dall’amore incestuoso per la sorella, percorre con grandezza e coerenza la sua vita votata al male e che, proprio per questa dedizione al proprio destino, pur di dannato, verrà salvato. Questo personaggio così ricco e passionale trovò in Schumann una corrispondenza totale, unita a un ardore quasi delirante. Immergersi in questa lettura gli procurava delle emozioni intensissime. Rimane tanto catturato dal dualismo di una creatura così oscura e al tempo stesso eroica da raggiungere una quasi totale immedesimazione. A Manfred affidò con la sua musica i propri slanci, le proprie aspirazioni, i profondi sentimenti e, soprattutto, l’amore, sempre dolcissimo e struggente pur nella violenza.
La stesura dell’opera costò a Schumann un’immane fatica. Proprio durante il lavoro, fu colto da una crisi terribile. La pazzia, che di lì a non molti anni si sarebbe totalmente impadronita di lui, gli annebbiò la mente. L’accanimento con cui sentì di dover dar vita alla sua opera lo fece tuttavia giungere alla conclusione del lavoro. L’opera è fortemente drammatica e Schumann, proprio per non indebolire la carica passionale del testo, decise di alternare zone recitate a zone cantate. L’azione e la musica, dunque, si fronteggiano, consentendoci di intravedere una sorta di contrappunto simile a quello di una colonna sonora con lo svolgimento drammatico.

Il Manfred fu allestito a Weimar nel 1851 da Listz; Schumann era troppo malato per potervi assistere.


Breve Analisi