Il Reno, fiume ispiratore della cultura romantica germanica e della Sinfonia n.3 di Schumann – Breve Analisi

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Fu composta dal 2 novembre al 9 dicembre 1850, all’epoca in cui Schumann viveva a Dusseldorf, sulle rive del Reno. L’opera stessa è infatti chiamata “Renana”. La prima rappresentazione avvenne a Dusseldorf l’anno seguente, condotta dal compositore stesso. Comprende cinque movimenti:

  • Vivace
  • Scherzo. Molto moderato
  • Non presto
  • Solenne
  • Vivace
  • Primo movimento

    Il primo tema è sfavillante ed energico fin dalla sua apparizione; il secondo, più quieto e malinconico, non offusca mai con la sua presenza la vitale solarità del motivo iniziale. L’orchestra, ricca di colore, resta sempre compatta e le sonorità vivide degli ottoni spesso emergono, creando effetti sorprendenti: un risaltare in primo piano di immagini guardate prima da lontano nel panorama complessivo.

    Il secondo movimento

    Lo Scherzo è costruito su una melodia che ha reminiscenze popolari. Costantemente presente, si muove con apparente umiltà. Eppure, proprio dalla semplicità di questo canto giungono all’ascoltatore i sentimenti più intimi di Schumann, che effonde in questo movimento tutta la tenerezza di cui il suo animo è capace.

    Il terzo movimento

    Lirico e al tempo stesso chiuso nella propria interiorità, quasi un discorso tra sè e sè, attacca con un’affettuosa melodia eseguita dai clarinetti e dai fagotti. Ancora questi ultimi, uniti però alle viole, intoneranno il secondo motivo. Il rappresentarsi dei due temi in una quieta conversazione fatta di ampie frasi, priva di un qualsiasi accenno a una dialettica di stile beethoveniano, costituisce lo svolgimento dell’intero movimento. Soltanto al termine compare un’immagine assai inquietante, evocata dalla ripetizione ossessiva dell’intervallo di semitono da parte dei violoncelli e da parte dei contrabassi; su di essa sentiamo ancora le dolci note del secondo tema, che ci appare però più cupo e viene infine inghiottito, svanendo in un lievissimo pizzicato degli archi.

    Il quarto movimento

    Richiama le sonorità mistiche e grandiose di un organo che diffonde il suo canto tra le alte volte di una cattedrale gotica. Schumann pensava precisamente alla Cattedrale di Colonia e scrisse un contrappunto mirabile in cui i corni, i tromboni e i legni si intrecciano con gli archi. Il ricordo di Bach e l’ammirazione per il padre della musica tedesca sono vivissimi nel rigore con cui le parti si compongono. Il movimento è diviso in  tre sezioni, in cui la misura si dilata progressivamente, prima a 2, poi a 3, infine a 4 accenti. L’effetto prodotto è quello di una crescente tensione e di un ampliamento dello spazio. Il fremito degli archi rende ancor più vibrante il canto dei fiati, giocato su violente alterazioni di intensità, dal pianissimo al fortissimo. Gli ultimi accordi, lunghissimi, attacano piano, per crescere e sparire di nuova nell’arco di tempo che ricoprono, gonfiandosi come vere e proprie ondate. L’espediente opposto, cioè quello di attaccare forte e di perdersi via via, è utilizzato invece per gli ultimi tre accordi.

    Il quinto movimento

    L’ultimo movimento attacca gaio e vigoroso, saldamente attestato sulla tonalità di un Mi bemolle maggiore, quella del primo movimento. L’atmosfera è pervasa da un rinnovato ottimismo: slanci e brevi attimi di soffusa intimità creano un dinamismo brillante a cui i continui slittamenti ritmici, ottenuti variando gli accenti, conferiscono una spavalderia giovanile ed estrosa. La coda, di andamento più veloce, chiude l’intera sinfonia in un tripudio festante e fiducioso.