Instabile e malinconico intrappolato dalla sua natura poliedrica e mai sazia

schumann12Tra il 1829 e il 1831 il giovane Schumann si divideva ancora tra gli studi universitari, impostigli dalla madre, e la sua passione per la musica. La complessa natura e le inquietudini dell’artista si manifestavano già con chiarezza. Ospite del maestro Wieck a Lipsia, egli si dedicava con accanimento allo studio del pianoforte e alla composizione, senza però riuscire ancora a intravedere quale fosse il suo vero destino, quale la strada da percorrere. Quest’ansia di vivere, unita alla multiformità del suo essere, lo faceva apparire instabile e malinconico, forse cosciente del non poter essere rinchiuso in un’unica realtà circoscrivibile. Fu proprio in questo periodo che, in preda a un’impazienza irrefrenabile, mise a punto degli strani artifici per ottenere una sempre maggior agilità delle dita sul pianoforte e divenire al più presto un grande virtuoso. I risultati non furono purtroppo quelli sperati: gli esperimenti produssero infatti una paralisi della mano. Schumann, che si sarebbe ripreso alcuni anni più tardi, dovette così abbandonare l’idea di votarsi alla carriera concertistica. L’attività compositiva rimaneva dunque l’unica a cui dedicarsi.

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