steffaniLo Stabat Mater è il capolavoro di Agostino Steffani, la più potente espressione del suo fervore religioso. Scritto a cavallo tra il 1727 ed il 1728, alcuni mesi prima della sua morte, è stata la sua ultima composizione. Un’opera ampia, espressiva, sincera, con uno stile che guarda al passato, ricordando lo Steffani teorico musicale, soprattutto nell’organico basato su sei voci, sei archi con basso continuo. Le risorse sono impiegate in modo contenuto, la vocalità non sale troppo nelle zone alte del registro, mentre gli strumenti svolgono per lo più un ruolo di supporto alle voci, con un sobrio contrappunto e un misurato raddoppio. Tutta la composizione respira la polifonia sacra cinquecentesca, in una ricerca di un pudico arcaismo che non è dotto e sterile esercizio ma asservito agli scopi precisi e più profondi del compositore.

Nei primi decenni del Settecento si era formata a Londra la “Academy of Vocal Music”, frequentata da musicisti colti e desiderosi di recuperare il patrimonio della musica vocale e in particolare quello della polifonia vocale sacra da Josquin a Carissimi. Steffani accolse positivamente l’iniziativa e, desideroso di dare il suo contributo, chiese di essere ammesso nell’illustre consesso inviando alcune delle sue opere migliori. L’Accademia rispose con tale entusiasmo che nel mese di giugno 1727 elesse Steffani come presidente ‘in absentia’.

E’ bene precisare però che lo Stabat Mater di Steffani non fu una dimostrazione di conformità ai dettami della Academy, tanto è vero che il musicista non scrisse a cappella, ma pur nel rispetto delle atmosfere rinascimentali accompagnò discretamente le voci con una serie di strumenti.

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