Rossini ha guidato l’Opera italiana attraverso la transizione dal Settecento all’Ottocento. Iniziò la sua brillante carriera nel 1812 con l’atto unico “L’inganno felice” rappresentato a Venezia e seguito lo stesso anno dalla farsa “La scala di seta”. Raggiunse fama europea con l’opera seria “Tancredi” e con “L’Italiana in Algeri”, fama confermata dal successo del “Barbiere di Siviglia”, un capolavoro immortale di Opera Buffa.

La Musica di Rossini si distingue rispetto a quella degli altri compositori principalmente per il suo slancio ritmico e la sua musicalità. Le sue melodie apparentemente semplici e spontanee sono contenute entro un motivo ritmico persistente (in genere con note puntate o 6/8), costruite in brevi frasi regolari a corto raggio spesso immediatamente ripetute, punteggiate qua e là da note cromatiche enfatizzate e strutturate in modo da presentare a volte nel secondo periodo modulazione alla tonalità della mediante invece che in quella della dominante. Queste melodie richiedono una tessitura leggerissima nell’accompagnamento e là dove Rossini affida una melodia all’orchestra, la voce rimane sullo sfondo, presentando forse interiezioni staccate o pronunciando rapide parole su un’unica nota.

Dal 1815 Rossini tentò di contenere l’abuso dell’ornamentazione scrivendo tutti gli abbellimenti e le cadenze invece di lasciarli all’improvvisazione dei cantanti come si usava allora. Fu l’ultimo compositore degno di nota che abbia scritto per i castrati e il primo che abbia apprezzato il valore delle voci di contralto e di mezzosoprano in parti principali.

Nelle Opere i concertati sono sempre vivaci, realistici e pieni di contrasti, il loro principio di unità è fondamentalmente quello di costruire un’eccitazione costantemente crescente, a volte con l’aiuto del famoso crescendo rossiniano. Si tratta di un espediente ingannevolmente semplice che consiste in molte ripetizioni di uno stesso passaggio, ogni volta a un’altezza superiore e con un’orchestrazione più piena.

L’idea di orchestra di Rossini esalta la chiarezza grazie ad un utilizzo parsimonioso delle risorse e all’abilità nella scelta del colore strumentale: l’orchestra è sempre discretamente subordinata quando accompagna i solisti, raggiunge la pienezza nei concertati e specialmente nelle sinfonie.

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