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Non esiste una data esatta, ma comunemente si riconosce il periodo che sta tra il XVI ed il XVII secolo come quello in cui il movimento culturale, noto come la Camerata de’ Bardi, definì un nuovo genere artistico, raccogliendo sia una tradizione medievale ma anche un’idea più antica risalente al classicismo greco e alla tragedia.

Non si deve poi trascurare il fatto che nel ‘500 la commedia dell’arte aveva già assorbito l’uso delle canzoni, così come il ballet de court francese ed il mask inglese mettendo insieme voci, strumenti e scene, a differenza dei drammi pastorali che comprendevano ampi spazi musicali.

In epoca barocca l’opera ha un’enorme diffusione affermandosi soprattutto a Roma e Venezia.

La rappresentazione era inizialmente riservata alle corti, e ad una élite di intellettuali e aristocratici. Nel periodo barocco diventa intrattenimento per una più vasta fascia della popolazione anche grazie all’apertura del primo teatro pubblico.

Nel 1637 il Teatro San Cassiano a Venezia fu il primo teatro moderno per struttura, per organizzazione, per gestione, con un palcoscenico con fondali dipinti intercambiabili, la platea e i palchetti da affittare.

Tra i soggetti preferiti ci sono, nel corso del XVII secolo, i poemi omerici e virgiliani e le vicende cavalleresche, in particolare quelle narrate da Ludovico Ariosto e Torquato Tasso.

La musica è caratterizzata dall’onnipresente basso continuo, arricchito dalla presenza di strumenti a fiato e ad arco.

Alla severità dell’opera degli esordi, ancora permeata dell’estetica tardo-rinascimentale e che trova l’espressione più alta e originale nella figura di Claudio Monteverdi, subentra il Barocco e il gusto per la varietà delle musiche, delle situazioni, dei personaggi, degli intrecci; mentre la forma dell’aria, dalla melodia accattivante e occasione di esibizione canora, ruba sempre più spazio al recitativo dei dialoghi e, di riflesso, all’aspetto letterario, mentre il canto si fa sempre più fiorito.