67All’inizio del XVIII secolo esistevano in Italia due diversi tipi diversi di opera comica. Nel primo caso si trattava di opere con libretto non serio come “Il trionfo d’onore”, unica opera comica di Scarlatti. Nel secondo caso si trattava degli intermezzi, ovvero di piccole opere, praticamente di un solo atto, da rappresentarsi fra un atto e l’altro all’interno di un’opera seria; gli intermezzi , in qualche modo, possono essere considerati gli eredi degli episodi comici che nelle opere del Seicento. Quando le riforme di Zeno e Metastasio bandirono gli episodi comici dai libretti delle opere serie, l’elemento comico trovò rifugio negli intermezzi. In qualche caso gli intermezzi venivano rappresentati alla fine dell’opera, diventando in tal modo una forma del tutto indipendente. Tra le centinaia di intermezzi scritti da compositori più o meno famosi, nella prima metà del Settecento, una nota di rilievo va a “La serva padrona” di Pergolesi, composta nel 1733.

Verso il 1740 i due diversi tipi di opera comica italiana cominciarono a fondersi in un unico genere. Questo processo fu facilitato dal fatto che gli intermezzi si erano gradualmente emancipati dal loro legame originario con l’opera seria, e venivano considerati una forma separata e indipendente. Nell’intermezzo le voci gravi affiancano quelle acute e ciò rese possibile l’introduzione di uno degli elementi più singolari dell’opera italiana, e cioè i brani d’insieme, soprattutto quelli alla fine di ogni atto. Con l’avanzare del secolo la musica dell’opera comica divenne più ambiziosa e allargò le sue capacità espressive con l’ampliarsi degli argomenti dei libretti.