Improvvisi nella forma ma non nell’idea

I quattro Improvvisi op.90 composti da Schubert nel 1827, non sono lavori appena abbozzati, come il titolo potrebbe far pensare, bensi veri capolavori cesellati con la sapienza di un pianista che affida a un’esigentissima ricerca timbrica l’intensità lirica delle sue composizioni.

Improvviso n.1 Op.90 – Krystian Zimerman

ZIMERMAN

L’Improvviso n.1, introdotto da un fortissimo, sviluppa un’idea cantabile in pianissimo che oscilla continuamente tra modo maggiore e modo minore, alternando brevi zone di marcata sonorità con lunghi momenti sottovoce. Lo schema è molto simile a quello del tema con variazioni, con un frequente passaggio dello spunto alla mano sinistra, nel registro grave del piano. Pur nell’ambiguità tra maggiore e minore, il pezzo si conclude soavemente traendo proprio dalle continue elusioni il suo fascino.

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Improvviso n.3 Op.90 – Alfred Brendel

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Nell’Improvviso n.3 tutto il lirismo di Schubert si effonde in un’atmosfera quasi mistica, in cui rare zone di forte intensità illuminano la narrazione assorta.

Una scarna armonia, affidata alla mano sinistra, sostiene il divagare incessante della mano destra che , con brevi arpeggi, colma la melodia grave e lenta.

Il brano è un vero e proprio Lied senza parole, una meditazione intimistica, con straordinarie aperture create da inaspettate modulazioni.
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Categorie: Romanticismo

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