cdrom

Alla ricerca dell’ascolto perfetto

L’avvento dei files audio MP3 ha incrementato in maniera straordinaria la possibilità di ascoltare Musica. Dai computer di casa nostra, dai sempre più piccoli riproduttori portatili e persino dalle TV ascoltiamo ogni giorno Musica noncuranti di un aspetto fondamentale: stiamo ascoltando alcuni “campioni” della musica originale, stiamo perdendo deliberatamente quelle informazioni che acusticamente sembrano essere irrilevanti. Questo, in sintesi, vuol dire MP3. Forse stiamo correndo un po’ troppo. Quando agli inizi degli anni 80, Sony e Philips idearono il CD Audio, si fece un passo in avanti molto simile a questo. L’uso del vinile e dei nastri magnetici comportava inesorabilmente la perdità dell’integrità degli stessi supporti e di conseguenza la perdita della “registrazione”; il CD risolveva il problema, mediante la digitalizzazione delle informazioni a scapito della quantità delle stesse. Una informazione musicale digitalizzata ha la proprietà di “funzionare” o di “non funzionare”: se è posssibile l’ascolto sarà possibile sempre con le stesse informazioni e quindi con la stessa “qualità”. Il motto era ed è ancora: meno informazioni (io direi molte ma molte meno informazioni) e più consistenza delle stesse (ovvero stabilità nel tempo).

Non è possibile fare un confronto numerico tra un suono analogico ed uno digitale, sarebbe come confrontare la gocce contenute nel mare ed i tasti di un pianoforte.

Confrontiamoci con dati di fatto. Il CD Audio è lo standard più diffuso ovvero il formato audio che la maggior parte degli ascoltatori considera soddisfacente. Esiste poi una piccola parte di questi che appartengono alla categoria degli audiofili. Questi ultimi hanno una sensibilità musicale tale da necessitare più “informazioni sonore”. In questa corsa verso la Qualità non poteva mancare il contributo di Sony e Philips che, dopo il CD Audio, hanno implementato il SACD (SuperAudioCD). I primi (CD) usano la tecnologia PCM che consente di immagazzinare circa 44.000 mila campioni al secondo distribuendoli su una griglia di circa 65.000 valori. Sono sicuramente tantissimi. I secondi (SACD) con la tecnologia DSD (Direct Stream Digital) sono in grado di immagazzinare circa 2.800.000 “campioni” su una griglia di due valori (codifica ad un bit) con la tecnica dell’inseguimento. In effetti non possiamo confrontare CD e SACD perché si basano su tecnologie e supporti fisici differenti; il SACD può contenere fino a 6 tracce su uno spazio che è circa 7 volte superiore. Un’aspetto è evidente: il SACD riproduce le forme d’onda originali con maggiore accuratezza, grazie alla tecnica dell’inseguimento, e fornisce un’immagine del suono più definita e aderente al master originale di registrazione, con eccezionale realismo.