orfeo-ed-euridiceOrfeo ed Euridice è un’opera in tre atti di CH.W. Gluck su libretto di R. de’ Calzabigi. Rappresentata per la prima volta il 5 ottobre 1762 a Vienna al Burgtheater e successivamente eseguita il 2 agosto 1764 all’Opéra di Parigi con una versione francese del libretto e una rielaborazione della partitura.

L’incontro di Gluck a Vienna con Calzabigi segna la nascita della “riforma” del dramma musicale che prevedeva l’abbandono del virtuosismo galante e rococò del Settecento. L’opera non era nata dal nulla ma aveva dietro le spalle tutta la lunga tradizione delle discussioni e delle polemiche sul melodramma. Quest’opera affermò i principi di una nuova purezza espressiva: la linea disadorna del canto, la scrittura orchestrale, severa e strettamente unita alla parola, la misura nella passione, espressa nel celebre lamento “Che farò senza Euridice”, conferiscono a Orfeo la gravità e l’elevatezza dell’oratorio, senza tuttavia mancare di teatralità.

Cori, balli, scenografie, purezza ed essenzialità nelle linee del canto, abolizione dei virtuosismi vocali, erano elementi “francesi” della nuova concezione drammaturgica, ma l’espressività dei recitativi, la libera concezione formale delle arie e degli ariosi, l’aderenza della musica alla vicenda scenica erano soprattutto dovute al genio di Gluck.

L’argomento è tratto dal mito greco di Orfeo, con la vistosa variante di Euridice restituita al cantore. Nel primo atto Euridice è morta. Orfeo impreca contro gli dei e afferma di essere disposto a entrare nel regno dei morti pur di riaverla. Giove promette ad Orfeo che avrà Euridice purchè non si volga a guardarla e non le rivolga la parola. Nel secondo atto gli spettri danzanti una ridda infernale si arrestano al suono della lira di Orfeo. Il cantore implora le ombre di cedergli il passo. Orfeo guida Euridice, tenendola per mano, sulla via di ritorno. Nel terzo atto Euridice è assalita da dubbi crudeli e si chiede se colui che l’ha presa per mano è veramente il suo amato Orfeo e se lo è l’ama ancora? Orfeo non resiste quando Euridice afferma di volere morire di nuovo piuttosto che non essere amata. Così infrange il patto con Giove e la guarda. Solo l’intervento del messaggero Amore restituisce la sposa al cantore.

La parte di Orfeo fu scritta per la voce di sopranista (evirato) e ancora oggi questo registro sembra insostituibile, ottenne un significativo successo l’interpretazione del castrato Gaetano Guadagni. L’ouverture e l’epilogo a lieto fine costituiscono la cornice festosa dovuta alla necessità dell’occasione in cui venne rappresentato, l’onomastico dell’imperatore. Questa fastosa cornice musicale contribuisce a dare ad Orfeo un sapore favoloso e remoto.

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