schubert

Sicuramente dopo la celeberrima Ave Maria, Schubert è riconosciuto da sempre per i suoi Lieder più belli: Margherita e l’Arcolaio. Tutto ciò avveniva in un contesto storico che vedeva il tramonto della stella napoleonica e l’avvento della Restaurazione guidata dal Metternich. Vienna toglieva a Parigi il ruolo di leader del mondo di allora, e fu incoronata “caput mundi” dal quel celebre Congresso che ripristinò lo status quo ante la Rivoluzione francese.

In quel periodo un giovane Franz produceva con continuità opere bellissime: nel 1815 aveva composto quattro opere, centocinquanta Lieder, due sinfonie, due sonate pianistiche, due messe, un quartetto per archi.

L’anno successivo si aggiunsero altri cento Lieder, le Sinfonie n° 4 e n° 5 e la Messa n° 4.

Tra i circa duecentocinquanta Lieder che Schubert compose in quegli anni, uno tra tutti merita di particolare attenzione: Il re degli Elfi (Erlkonig), su liriche di Goethe. A completamento di un’inesauribile vena artistica c’era l’amore per Therese Grob, il soprano della Messa in Fa maggiore. Costei era la nipote della moglie di Ignaz, fratello di Franz. La parentela contribuì a rafforzare la consuetudine degli incontri e il reciproco sentimento, nonostante l’ostentato distacco dei due, tipico della società borghese del tempo. Eppure Theresa e Franz non desideravano altro che unirsi in matrimonio. Ma il destino non fu complice: il giovane musicista non poteva permettersi di guidare una famiglia con il modesto compenso da assistente scolastico, e la musica, di certo, non lo arricchiva.