schubert_4La vita da collegiale di Schubert non era il suo ideale. Aveva bisogno di libertà per esprimersi. Il padre, dovette arrendersi e lasciare che il figlio desse al suo estro tutta la libertà possibile. Nel 1814 il giovane Franz terminò il suo periodo al convitto e ritornò in famiglia. Accanto al perfezionamento musicale, sotto l’esperta guida di Antonio Salieri, c’era il lavoro come assistente nella scuola diretta dal padre. Furono anni difficili, durante i quali la musica rappresentò l’unica nota di colore in un panorama a tinte morte. Il quartetto familiare si trasformò dapprima in una orchestra d’archi e in seguito,  con l’aggiunta dei fiati,  in una vera orchestra sinfonica. La sede della piccola filarmonica si trasferì dalla seconda casa della famiglia Schubert denominata “Al cavallo nero” all’abitazione di un musicista professionale, Otto Hatwig, che tenne in vita la compagine sino al 1818. Nel frattempo alcuni eventi si erano verificati nella vita di Franz. Il 23 maggio 1814, al Teatro di Porta Carinzia in Vienna, assistette alla rappresentazione del Fidelio nell’ultima versione approntata da Beethoven. Pur ammirando moltissimo Beethoven, soprattutto dopo essere rimasto folgorato dalla bellezza artistica del Fidelio non perse ma un certo senso di obiettività e mostrò un atteggiamento di critica riverenza nei confronti del grande Ludwig.

La produzione musicale del giovane Schubert fu influenzata favorevolmente dall’entusiasmo che seguì alla visione del Fidelio: scrisse una messa, che fu eseguita là dove egli mosse i suoi primi passi da musicista, la parrocchia di Lichtental. Fu un buon successo, che Schubert visse doppiamente, essendo innamorato di Therese Grob, il soprano solista. Dieci giorni dopo, in una sede più prestigiosa andò in scena una versione perfezionata dell’opera, ormai definitivamente intitolata Messa in Fa maggiore.