orchestra sinfonicaVienna é stata la culla di molti grandi compositori e tra questi Schubert e Beethoven. Certamente la Vienna del primo é assia diversa da quella del secondo in cui non ci sono più gli sfarzi della corte, gli eserciti napoleonici, i grandi uomini e le folle plaudenti, ma una città in tono più sommesso, con le viuzze e le piazzette piene dell’operosa borghesia che vive delle piccole cose quotidiane. Così come convivevano Hoffmann e Biedermeier, così nella stessa città, e negli stessi anni  nascevano, accanto alle creazioni universali di Beethoven, quelle più colloquiali di Schubert, che paiono pensate per un piccolo gruppo di ascoltatori, per pochi amici fidati.
In verità la più recente analisi dell’opera e della vita di Schubert tende a rifiutare l’immagine del musicista che compone musica sublime soltanto da salotto e mostra invece tutti i suoi limiti nei lavori di grosso impegno, come per esempio nelle sinfonie.
Schubert si accosta frequentemente al cantore eccelso dell’apparente immobilismo del quotidiano, delle piccole azioni che si ripetono sempre uguali tutti i giorni, a dispetto dei grandi cambiamenti che la storia impone all’umanità. In questa visione del mondo, che ci rammenta un po’ anche Leopardi, l’opera di Schubert si inserisce nel panorama musicale dell’Ottocento come un avvenimento che va ben oltre i confini dello spazio, e soprattutto del tempo, della Vienna del XIX secolo. Nel momento in cui compose la Sinfonia n.4, anche nota come “La Tragica”, Schubert aveva solo diciannove anni.

Era il 1816 e il compositore esercitava la professione di maestro di scuola, professione che avrebbe abbandonato di lì a poco per dedicarsi completamente  all’attività musicale. L’intitolazione sarebbe stata apposta in seguito e non dall’autore ma in occasione dell’esecuzione effettuata al Gundelhof sotto la direzione del violinista Otto Hatwig. Tale denominazione trasse motivo dal confronto tra questa composizione e le tre analoghe precedenti, più serene e fiduciose. Per quest’opera Schubert scelse infatti l’ombrosa tonalità di “Do minore” e sin dalle prime battute ci troviamo in una cupa atmosfera che lascia presagire drammatici sviluppi. Erano gli anni in cui la voce di Beethoven, per quanto riguardava la musica sinfonica, taceva; è presumibile che sulle spalle di Schubert incombesse l’immagine del musicista che, nelle otto sinfonie già composte, sembrava aver esaurito tutta la sua vena compositiva. E’ quindi probabile che, almeno inizialmente, Schubert si sia rifatto al grande contemporaneo, verso cui nutriva peraltro sconfinata ammirazione; la sua arte, fondata su una logica diversa, lo condusse tuttavia a percorrere in seguito altre strade.

Primo Movimento – Adagio Molto, Allegro Vivace
La sinfonia si apre con un “Adagio Molto” in cui l’orchestra afferma con veemenza la tonalità, eseguendo a piena voce la tonica, il Do. Subito, pianissimo, i violini espongono un breve e malinconico inciso melodico, ripreso poco dopo a canone da violoncelli e contrabassi; l’introduzione dei legni, rimasti sin qui silenziosi, ci conduce con un crescendo in una nuova tonalità, ribadita da un accordo fortissimo eseguito simultaneamente da tutta l’orchestra; da qui prende vita lo stesso disegno melodico, trasportato, ora al grave ora all’acuto, dai diversi strumenti dell’orchestra. Il momento molto animato si affievolisce a poco a poco per terminare con un esitante accordo pianissimo. Una pausa, resa ancor più intensa e carica di significato dalla corona, prelude all’Allegro Vivace. Un esordio sommesso affidato ai violini su un accompagnamento degli archi a veloci note ribattute introduce il primo tema. La melodia ascendente, ma continuamente interrotta, si richiude in breve tempo sull’accordo di tonica, sottolineato dai fiati che espandono la loro potente sonorità ispessita dalla presenza di due coppie di corni e  trombe. I violini continuano a essere i protagonisti di questa prima sezione; mentre essi saltellano in rapidi passaggi in eco, il resto dell’orchestra li accompagna con pochi accordi misurati. Il secondo tempo si apre nel modo maggiore, rendendo questo movimento fremente e pervaso da una grande emozione; forse non una tragedia  in atto ma un ricordo di essa. Con lo sviluppo, ci troviamo in una zona agitata e intensamente dialettica; è a conclusione di questo episodio che Schubert ci offre una sorpresa: il panorama si modifica totalmente e il caldo e luminoso modo maggiore ci accoglie, vitale e prorompente. In questa atmosfera rasserenata si conclude il primo movimento.

Secondo Movimento – Andante
Nell’Andante i violini cantano nuovamente una soave melodia, mentre l’orchestra, allegerita dalla temporanea assenza delle trombe e di due dei quattro corni, si muove con leggerezza, presentandoci i diversi gruppi di strumenti, ora in veste di protagonisti, ora in veste di riverenti accompagnatori del motivo principale, in una pacifica atmosfera che ricorda un po’ Mozart.

Terzo Movimento – Minuetto, Allegretto Vivace
Comincia con veemenza, con legni e archi all’unisono impegnati in un energico motivo caratterizzato da frequenti passaggi cromatici e da un andamento ritmico oscillante tra la misura binaria e quella ternaria. Nel trio tacciono le trombe, i timpani e i quattro corni. In netto contrasto con il fortissimo della prima parte, le sonorità restano ora sempre molto contenute; un che di esitante ci accompagna per tutta la durata di questa parte, che, al termine, si immette nella ripetizione del Minuetto.

Quarto Movimento – Allegro
L’ultimo movimento, Allegro, inizia con un’introduzione di sole quattro battute, affidata a fagotti, violoncelli e contrabassi che segnano un breve percorso, che nasce dalla zona grave dell’orchestra, si porta verso le regioni acute, dove violini e legni si alternano nell’esecuzione del motivo principale. Nuovi incisi si presentano creando l’effetto di un fitto dialogo, quando una breve zona nel modo maggiore si accende come un lampo, facendoci in qualche modo presagire ciò che accadrà. Fagotto, violoncelli e contrabassi eseguono di nuovo le quattro battute introduttive, ma con alcune variazioni inserite per condurci in un nuovo mondo di suoni. E’ ancora lo stesso inciso dell’inizio che si presenta, ma trasformato, dal malinconico modo minore si passa così al sereno modo maggiore, ed è in questo clima che si concludono il movimento e l’intera sinfonia.

 

Durante la sua breve vita, Schubert non godette di grande fama. Le sue composizioni, soprattutto quelle sinfoniche che esigevano spazi meno ristretti di quelli consentiti da un salotto, rimasero per molti anni ineseguite; un destino forse più crudele di quello che afflisse Beethoven, privato, a causa delle sordità, della gioia di ascoltare l’esecuzione di alcune sue opere. La Tragica fu suonata per la prima volta in pubblico il 19 novembre del 1849 in un concerto organizzato dalla Società Musicale Euterpe.