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large_91Carl Philipp Emanuel Bach scrisse questa Sinfonia tra i 1775 ed il 1776.
Si tratta di una composizione per un organico con dodici voci obbligate: sette strumenti a fiato e archi. Il Primo movimento si apre con un tema spigliato basato sulla ripetizione di un unico suono che crea un effetto sincopato con l’ingresso degli altri strumenti. Dal minore al maggiore e viceversa, in ossequio allo stile barocco, ma anche tanta chiarezza espositiva, alla maniera classica, con progressioni degli archi ed un malinconico episodio affidato all’oboe. I temi si avvicendano in un continuum che si espande alla maniera barocca. C.P.E. Bach è una delle figure che meglio esemplifica il passaggio dal maturo Barocco al primo Classicismo musicale e che magistralmente mette insieme con la sapienza di chi conosce e non dimentica la prima scuola e di chi “sente” già in un modo nuovo. La sinfonia italiana non è più adeguata ai tempi. C.P.E. propone un nuovo stile compositivo basato sulla differenziazione emotiva tra i movimenti; il primo vitale, energico con scambi di tensioni antagoniste; il secondo, intimo, affettuoso, lirico, intenso; il terzo, vivace, giocoso, luminoso. La Sinfonia in Re Maggiore è proprio così, con il movimento centrale breve, affettuoso, ricco di emozione, un canto interiore, pacato, carezzevole, come i sorrisi contenuti delle dame del tempo, composte, statuarie. L’ultimo movimento è giocoso, gaio, brillante, e più luminoso di quanto non sia grazie al contrasto emotivo con il secondo movimento. L’ultimo tema sembra congedarsi con un sorriso finale.