• Polistrumentista, arrangiatore, compositore. Come sei approdato a questo insolito strumento conosciuto come Melodiosa o sega musicale?

Sono arrivato alla Melodiosa grazie al film Delicatessen di Jean Pierre Jeaunet regista successivamente del “Favoloso mondo di Amelie”. Il protagonista la suona in duo con un violoncello nel film, con un brano scritto apposta da Carol D’alessio che ha curato  l’intera colonna sonora. Ne sono rimasto affascinato: il suono, l’estetica, il pregiudizio, la voce sottile e diafana che esce da un attrezzo utile a recidere, l’assoluta non corrispondenza tra la voce e il corpo, sembrava tutto sbagliato, inconcepibile… ecco tutto questo per me è stato amore a prima vista.

Poi la sfida di provarne i limiti musicali, di testare se effettivamente era solo una sega musicale o potesse aver diritto ad un posto insieme agli altri strumenti nella storia della musica.

  • Quale sentimento ha suscitato la tua proposta musicale a dir poco innovativa se non sperimentale? Il passaggio televisivo al famoso talent show ha facilitato il tuo accesso negli ambienti più colti o lo ha invece limitato?

La prima reazione dei curiosi (compresa mia moglie) è stata ed è sempre l’incredulità, poi lo scherzo, successivamente, quando capiscono che sono serio e magari hanno la possibilità di ascoltarmi (live o video) allora si fanno seri anche loro e vogliono sapere vita morte e miracoli sullo strumento. Credo sia normale, ma non perché la Melodiosa sia innovativa o sperimentale, ma perché va al profondo del concetto di diversità, del accettazione, del possibile. È uno strumento che mette in discussione tutte le nostre certezze: una sega taglia! Una sega non suona ! Una che ?! Le sovrastrutture, i preconcetti, siamo convinti di sapere tutto, convinti che il futuro sia degli strumenti elettronici o dei campionamenti, mentre esistono strumenti acustici di nuova concezione o semplicemente non conosciuti  che fanno dei suoni pazzeschi altro che campionatori!  Non prendi un’onda e la distorci, lì crei suono dalla materia o fai uscire la voce della materia: pensate al Daxophone o alle Cabane Sonore o ancora all’Aerodrones o alle pietre del nostro immenso Pinuccio Sciola o a milioni di altri strumenti che semplicemente non sono conosciuti o fatti conoscere o voluti conoscere. Nella “musica colta” ho trovato orecchie interessate e incuriosite, altre più guardinghe, comunque per tutte, inizialmente incredule, è la curiosità e la voglia di suonare a fare la differenza. La differenza la fanno gli occhi di chi guarda.

Il talent è stato una grande vetrina e un’esperienza interessantissima, mi ha dato la possibilità di arrivare in un colpo solo a tantissime persone, ma poi quel tipo di TV rimane se stessa e se non sei tu a cambiare di certo lei non si adegua. Diciamo che ci siamo lasciati ma siamo rimasti buoni amici. I Maestri che ho incontrato mi hanno supportato e dato la possibilità di entrare in contatto col mondo della classica. I Maestri Schieppati, Lucano, sono stati i primi a credere nel progetto, la Maestra Rigano collabora con me da due anni e ad oggi è parte integrante di Laminae Cantus. Tutti mi hanno dato l’opportunità di confrontarmi con un pubblico vasto, attento e molto selettivo. L’accettazione da parte dell’accademia, in qualche modo la sentivo indispensabile e il concerto al Conservatorio Pergolesi di Fermo nel 2018 per la Gioventù musicale d’Italia è stato un momento fondamentale oltre che storico, infatti era la prima volta in Italia che una Melodiosa entrava nel cartellone dei concerti in un’Accademia. Una immensa soddisfazione anche senza telecamere.

  • La trasposizione per Melodiosa di alcune delle pagine più note di grandi autori all’interno del tuo progetto Laminae Cantus non sempre ha trovato favore tra gli addetti ai lavori. La dinamica limitata dello strumento in taluni casi non consente la necessaria agilità per soddisfare le aspettative. Le trasposizioni musicali sono spesso un veicolo per facilitare l’ascolto ovvero per catturare l’attenzione e condurre gli ascoltatori in nuovi ambiti. In che misura ritieni sia opportuno che un nuovo strumento debba proporre nuova musica invece di riproporne di già nota?

 

Personalmente, ad oggi non ho ancora incontrato nessun detrattore delle mie trasposizioni per Melodiosa, chiaramente ne incontrerò di certo, ma partendo dal presupposto che il mio progetto non può essere gradevole per tutti, credo sia saggio mettere in conto delle critiche ed eventualmente farne tesoro. Per ora ho avuto la fortuna di ricevere solo consigli che mi hanno aiutato non poco nel percorso.

È ovvio che la Melodiosa abbia dei limiti, ma grazie agli dei, anche gli altri strumenti ne hanno. Non parlerei di limiti ma di peculiarità: un arco non riesce a fare il glissato di una melodiosa mentre la melodiosa non riesce ad avere l’articolazione e la velocità di un arco. Il pianoforte non riesce ad avere il sustaine di una Melodiosa, ma viceversa è uno strumento polifonico e non monodico come la suddetta. Una cantante ha bisogno di respirare, il mio strumento no, ma ovviamente la voce è un universo misterioso dalle infinite sfumature. Questo per dire che bisogna saper scegliere i brani su cui si lavora e alla fine del lavoro è facile trovarsi a dover ammettere che sì! Il brano viene, però non è credibile, è troppo forzato… e allora si lascia e si cerca altrove.

La scelta delle arie d’opera è chiaramente di aiuto alla decifrazione di ciò che si ascolta. Non voglio, per ora, che l’ascoltatore sia sconvolto da quello che sente, il mio strumento non ha un repertorio secolare e ortodosso che lo rende riconoscibile a tutti, vorrei che si stupiscano, che si incuriosiscano, magari che rimangano affascinati e per far questo, a mio avviso, il pubblico ha bisogno di avere delle certezze, dei sentieri ben tracciati che lo rassicurino nell’esperienza dell’ascolto di un nuovo suono, di nuove frequenze.

L’Aria non è il fine, ma un mezzo necessario per abbandonarsi al suono, per accoglierlo serenamente e lasciarsi emozionare, in quanto italiano ho la fortuna di avere un repertorio immaginifico cui attingere, prima di lanciare il cuore oltre l’ostacolo.

Le arie sono parte del nostro DNA anche se a volte non ce ne rendiamo conto, anche se non sappiamo i titoli. Vengono da sempre usate in pubblicità, nelle colonne sonore, a scuola, io non mi rivolgo solo ad addetti ai lavori, il mio fine è far conoscere la Melodiosa il più possibile a tutti i livelli: e l’Italia, nel mondo, è l’Opera.

In aggiunta c’è anche che a me l’opera fa impazzire… quindi ?! Chiarendo l’ultimo focus della domanda: è sempre un terreno accidentato parlare per altri strumenti, ogni artista decide scientemente cosa è meglio per il suo progetto e per il suo strumento e ne raccoglie i frutti nel bene e nel male, quanto espresso in questa risposta, vale a titolo personale per la Melodiosa e per Laminae Cantus.

  • Alla luce della tua esperienza musicale, cosa definisci Musica Colta.

Sarebbe bello se questa dicitura “musicacolta” fosse la contrazione di “musicaccolta, musicascolta, musicaraccolta”, che fosse un indicazione per l’ascoltatore, utile a prepararlo ad un viaggio nella musica, in se stesso, dove poter essere chi vuole e vivere avventure impossibili e sorprendenti, dove lasciarsi andare alle insicurezze e allo stupore, dove incontrare anche il dolore e guardarlo senza paure. Un po’ come quando ci si addormenta la notte e si entra nel sonno, nessuno sa cosa accadrà ma tutti al mattino vorremmo rimanerci almeno “Ancora cinque minuti”. Ecco, non dirò cos’è per me la Musica Colta, ma cosa vorrei che fosse: Una musica che lasci un impronta al di là del semplice “mi piace o non mi piace”, là dove il gusto personale non sa più cosa dire, ma la nostra sensibilità non riesce a rimanere immobile. Lì, secondo me, c’è la Musica Colta di ognuno.

Poi per chi vuole la definizione la si trova anche su Wikipedia.

  • Cosa riserva il tuo futuro musicale? Nuovi strumenti da esplorare?

Intanto concerti di Laminae Cantus fino a Dicembre in duo con la pianista Livia Rigano in zona Nord Italia, poi la stagione 2020 che si sta definendo ci porterà in giro per lo stivale e incrociando le dita in Europa.

Da poco ho iniziato la collaborazione con la Fonderia Napoleonica Eugenia, istituzione storica a Milano nella costruzione di campane. Arrivando dalle percussioni non mi sono lasciato scappare l’opportunità di suonare delle campane ottocentesche, un’intera scala di Bm, in concerti performativi in un contesto storico e suggestivo come quello della fonderia.

Ho l’onore di suonare delle campane F.lli Barigozzi, che nella costruzione furono innovatori creando una sagoma e una lega ultraleggera che rese le campane famose e stimate in tutto il mondo.

Nell’arco del 2020 spero di finire il libro per bambini che sto scrivendo per avvicinarli alla Melodiosa e spero di riuscirci, ma ogni cosa ha il suo tempo. Per il disco bisognerà aspettare il 2021, per ora spero mi veniate a fare un saluto a fine concerto.