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Girolamo De Simone - foto al piano1) Musica Sottile. Un titolo che suscita una certa curiosità, che rivela un aspetto sinestetico “nuovo”, poco esplorato. Probabilmente ci imbattiamo più spesso in accostamenti tra Musica e Colore, soprattutto in ambito psicologico.
Possiamo parlare di Musica da toccare?

GDS: sì, “musica sottile” è un cambiamento di stato: in realtà è l’agente che trasforma lo stato della musica, quale essa sia. Come se la trasformazione risiedesse nei suoni, ma solo come esito di un mutamento prospettico che avviene sia in chi li produce, sia in chi li fruisce. In questo senso è anche una musica da toccare, ma solo se questo ‘tocco’ viene reso evanescente, prescindibile. Questo ‘tocco’ ha a che vedere con il corporeo, cioè con una trasformazione nella percezione che riguarda ‘anche’ il corpo. Se pensi alle diluizioni omeopatiche, il sillogismo si fa più chiaro: un elemento viene diluito, e in misura della maggiore diluizione è sempre più efficace, meno ‘sintomatico’ e più organico. Anche il processo di spiritualizzazione non è altro che una percezione diluita, cioè più fine, sottile. Quando la musica diviene un pretesto per comunicare, e quindi raggiungere, uno stato di maggiore diluizione, essa è efficace per il raggiungimento di questa trasformazione. Ma potremmo usare anche qualsiasi altro procedimento.

2) Il fenomeno musicale pervade molteplici aspetti, da quello spaziale a quello temporale a quello spirituale, per citarne alcuni.
Una Musica Sottile, da quale di questi aspetti non può prescindere?

GDS: Cogli esattamente alcune fasi: negli anni, attraverso la ricerca, mi si sono presentate sotto gli occhi alcune soluzioni; è straordinario cogliere come nel tempo molti altri ricercatori, in ogni campo, abbiano raggiunto consapevolezze e le abbiano mostrate a tutti, ma queste ‘soluzioni’ (e il termine ha almeno due sensi) non siano ‘entrate’ nella disponibilità di ciascuno, per distrazione (inconsapevole o indotta, ovvero come distrazione di una conoscenza da parte di chi intende mantenere un controllo di tipo foucaltiano, di potere, sul resto della comunità), per pigrizia, per mancata divulgazione erga omnes di quanto si fosse raggiunto. Queste soluzioni, quindi, sono lì, magari all’interno di un trattato del passato ormai non più ristampato, ma nessuno se ne avvale per risolvere alcune questioni fondamentali, alcuni snodi che aiuterebbero un progresso comunitario e di immaginazione. Pensa alla questione della qualità di un’opera: questo vale, quest’altro no. Come distinguere? e, soprattutto, è corretto distinguere? Oppure come insegnare la storia della musica, privilegiando correnti o usando criteri che organizzino senza discriminare?
Per tornare alla tua domanda, il tempo e lo spazio ci danno modo di ‘leggere’ quello che sta accadendo durante un evento sonoro, oppure di fotografarlo in un attimo di estinzione (spaziale), come una partitura. Il loro assottigliamento, cioè la percezione di un tempo e uno spazio diluiti al punto da poter sembrare oscillanti, ondulatori, quasi impossibili da notare, deriva e ci conduce, biunivocamente, alla loro significava spirituale.

3) Il libro è denso e di “poche parole”. Abbiamo trovato particolarmente funzionale la sua struttura. La prima lettura è stata veloce, quasi distratta, nell’intento di individuare le linee principali del tuo testo, consapevoli della necessità di tornare sulle stesse pagine.
Dopo la seconda lettura abbiamo riscoperto la sensazione precedente ovvero la necessità di una nuova lettura.
Ogni periodo del testo è un momento di riflessione, una frase una suggestione. In un precedente articolo abbiamo descritto il tuo lavoro come ricco di “tante piccole cose”, non piccole per dimensione o per importanza ma per la semplicità con cui sono presentate e per l’immediatezza con cui arrivano. Sebbene diversi passaggi possano risultare criptici arriva sempre e comunque un messaggio sia esso risolutivo che interrogativo.
Uno stile legato ad una produzione estemporanea?
C’è un legame tra questo stile e la sottigliezza della Musica?

GDS: Sì. Il tentativo è quello di evitare la retorica, sia nei brani musicali che nella produzione di un testo. In effetti, a me accade di tornare più e più volte su alcuni libri di altri Autori, e di coglierne prospettive diverse ad ogni ritorno. In alcuni casi, con alcuni libri, improvvisamente mi appare come un fascio luminoso, che chiarisce appunto quegli snodi di senso di cui parlavamo prima: sono momenti rari, spesso notturni, quando il cosciente è meno imperativo, e che mi sorprendono perché, se adottati dal complesso della comunità, ci condurrebbero rapidamente ad una organizzazione più giusta, a un grado di consapevolezza maggiore, a un reale progresso, nell’interazione tra emergenza individuale e senso della comunità.

4) In generale quali difficoltà ci sono nel produrre Musica Sottile?

GDS: bisogna saper attendere, e soprattutto, almeno nel mio caso, rinunciare ad una forte affermazione del personale, del ‘proprio’. Occorre acquisire la consapevolezza del ‘transito’, attraversare quello che si fa in un’ottica che comunemente attribuiamo agli orientali, alle pratiche zen, ma che è sempre appartenuta anche al filone ‘monastico’ della spiritualità occidentale.

5) Un musicista deve essere anche po’ filosofo, nel senso più ampio del termine?

GDS: credo che ciascuno dovrebbe rivolgere ‘ad altro’ la propria prassi quotidiana. Dovremmo sempre agire, in qualsiasi attività, come se potessimo prescindere da essa, come se appunto il fine del percorso fosse questa capacità di rinvio ad altro (da sé). Molto spesso leggiamo che la verità è nel percorso, che la meta è già la ricerca. Ma dovremmo completare questa affermazione comune, che pare svincolare qualsiasi possibilità di accesso a verità rizomatiche, di percorso appunto, dicendoci che i gradini che formano questa ricerca, i passi di questo percorso, possono essere condivisi: se manteniamo intatta la capacità di guardare a ciò che altri hanno acquisito prima di noi, forse, qualche balzo potremo farlo più agilmente. Si tratta di cogliere l’effusività della luce, che è sempre presente e che senza rimbalzare sull’altro non potrebbe mai coglierci…