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marazia1) Se volessi riassumere i dieci anni della tua esperienza con l’Orchestra Filarmonica Campana (OFC) quali passaggi sottolineeresti?

L’Orchestra Filarmonica Campana nasce nel 2006 a Pagani come espressione dell’idea precisa del fare musica insieme come atto di condivisione autentica, riunendo in questo obiettivo comune musicisti e giovani artisti eccellenti attivi in prestigiosi ambiti cameristici e con esperienze in importanti orchestre. In questi anni siamo un ottimo volano per giovani solisti e orchestrali che oggi sono impegnati nei maggiori teatri nazionali e internazionali. Un’orchestra di persone, un gruppo di artisti, caratterizzato da una straordinaria energia e naturalezza nelle interpretazioni e per l’intesa gioiosa fra i musicisti. Per dieci anni musicisti importanti e giovani promesse hanno suonato insieme imparando, sperimentando e innovando e per dieci anni l’OFC si è esibita in importanti sale da concerto e teatri della Campania promuovendo cultura musicale e diffusione dello spettacolo dal vivo.

2) Quale repertorio ha caratterizzato maggiormente l’OFC in questi dieci anni? Manterrete la stessa direzione o state preparando le vele per una virata?

Il repertorio che abbiamo affrontato in questo periodo ha seguito diverse direzioni con il passare degli anni. Di sicuro, la musica sinfonica del grande repertorio è stata la strada principale, per esempio, attualmente, stiamo portando a termine l’esecuzione dell’integrale delle Sinfonie di Beethoven. Per il mondo della musica le Sinfonie di Beethoven rappresentano un monumento di incrollabile certezza, una visione artistica con cui qualsiasi appassionato deve fare i conti e alla quale viene spesso accostato l’aggettivo “titanico”. Ma la frequenza con cui si incontrano nei programmi dei concerti o nelle discografie non deve indurci a trascurare la ricchezza e la varietà di spunti storici e culturali, oltre che musicali, che contengono. Del periodo classico, oltre Beethoven, abbiamo affrontato anche lavori sinfonici di Haydn e Mozart. La direzione che abbiamo preso con l’esecuzione di alcune Sinfonie di Schubert (quinta e settima), Schumann (terza) e Tchaikovsky (sesta) e che continueremo a perseguire è quella di affrontare e maturare un certo repertorio musicale romantico.

3) Hai superato da pochi anni la trentina, ma il tuo curriculum sembra quello di un musicista con 15 o 20 anni di più. Guardandoti indietro e pensando ai luoghi e alle persone che hai conosciuto cosa ti va di raccontarci.

Tendo sempre a guardare avanti, so che ho ancora molto da imparare e maturare ma spero di continuare a perseguire i miei ideali. Guardi, i musicisti sono vasi comunicanti in cui scorrono e si rigenerano l’entusiasmo e la tensione creativa di un’arte che si fa insieme. La musica è esperienza, innovazione, formazione, ascolto, è dedizione, amore sconfinato, urgenza espressiva, è un desiderio comune di suonare. Un desiderio realizzabile solo con il contributo di tutti. Con tutte le persone che ho incontrato sul mio percorso, maestri con cui ho studiato e mi sono formato, artisti, solisti, orchestre, ho cercato di instaurare questo rapporto, e penso sia questa la maggiore esperienza che custodisco gelosamente.

4) Sei un musicista dai mille volti: suoni diversi strumenti, insegni, dirigi, scegli, indirizzi. Quando senti il bisogno di ritrovare te stesso, di rilassare le tue corde, c’è una parte di te che emerge? Ti siedi al pianoforte o leggi un libro?

Sono sempre me stesso in ogni attività che svolgo, cerco di mettere passione nel mio lavoro, ma soprattutto di trasmetterla a tutti coloro con cui condivido la mia professione. Quando ho qualche momento di pausa, tendenzialmente, ascolto musica contemporanea e mi dedico alla composizione. E’ la vera componente che riesce a farmi entrare in una dimensione diversa, molto più personale ed intima.

5) Come immagini i prossimi dieci anni di OFC?

I prossimi dieci anni li ritengo decisivi per la crescita musicale dell’Orchestra, ma soprattutto nella direzione di una stabilità e di conseguenza una maggiore offerta musicale di concerti. Bisogna continuare a credere al “valore” di un’orchestra: non solo la somma di splendidi strumentisti, ma anche e soprattutto la loro volontà e capacità di raggiungere, attraverso l’attitudine all’ascolto reciproco, un obiettivo umano e musicale comune; e di condividerlo con il pubblico.