– Carissimo Matteo, ci piacerebbe sapere quale è stato il percorso culturale, familiare, che ti ha portato verso la Lirica. Non sei il primo che parte da uno strumento ma poi scopre la Voce.
La propensione al ritmo è stata la prima ad emergere, già intorno ai quattro anni. Lo studio del pianoforte è iniziato a sei anni per poi proseguire al Conservatorio. La musica mi ha accompagnato praticamente sempre. L’approdo al mondo della lirica e alla professione di cantante d’opera ha avuto una gestazione lunga e non è nato da una esigenza. Io ero già un pianista diplomato prima ancora di essere cantante. È un qualcosa che è successo ed ho scoperto che poteva essere la mia professione. Così è stato.

 – La tua esperienza al talent show di Maria De Filippi che cosa ha significato per te? Quanto ti senti “pop” e quanto “classico”?
Ricordo con piacere l’esperienza televisiva che ho vissuto dieci anni fa. Per me poter partecipare allo show televisivo di Maria De Filippi ha rappresentato una opportunità. Ho cercato di utilizzare al meglio quei mesi per rendermi udibile e visibile agli addetti ai lavori. Non ero un cantante professionista allora, ma ero un musicista con un diploma accademico di secondo livello in pianoforte. La passione per il canto, grazie a studi successivi, si è trasformata in una opportunità di carriera che, al di là dei primissimi debutti, è iniziata ad alto livello solo nel 2014. Pop e classico sono due stereotipi. L’opera lirica nasce come genere popolare. Quindi già questo fa crollare completamente le due categorie. Io direi che si può essere estremamente popolari anche interpretando musica classica.

 – Rossini, Mozart, Donizetti, oppure i Queen? Cosa è per te la Musica Colta?

Ritengo che ogni ambito musicale sia meritevole di grande rispetto. La duttilità di un artista è un valore aggiunto e, nel mio caso, difendo questa poliedricità a spada tratta. Quando interpreto un ruolo lirico in teatro sono un professionista del canto e della recitazione, quindi utilizzo il mio talento al servizio di un’arte e di una professione, che è quella di cantante d’opera. Allo stesso tempo, nei concerti e/o negli eventi privati, io mi sono sempre preso tutta la libertà di non avere confini o steccati culturali, interpreto tutto ciò che solletichi la mia fantasia e le mie emozioni. L’unica cosa fondamentale è tenere ben divisi e separati gli ambiti.

 – Come nasce l’album “D’altro Canto”?

“D’altro Canto” è stato un disco sperimentale, crossover, realizzato per la Sugar di Caterina Caselli. È stata l’unica “incursione” discografica che ho fatto. Non escludo di farne altre in futuro, anche se per ora sto bene dove sto .

 – Come ti vedi nel tuo prossimo futuro?

Sono un musicista ed un cantante, continuerò a sviluppare la mia carriera guardando sempre con maggiore attenzione al mercato internazionale. Ampliare i propri orizzonti è d’obbligo nel mondo di oggi e lo sarà certamente anche in quello di domani.