Francesco-Di-Fiore

1) Pianosequenza è certamente un titolo che è tutto un programma, cinematografico.

Quando ideammo, insieme a Valeria Di Matteo, il “videoconcerto” dedicato al cinema si pensò che “Pianosequenza” fosse un buon titolo: il termine si riferisce a una tecnica cinematografica ben nota e per di più contiene la parola “piano” che richiama il concetto di esecuzioni al pianoforte, un ottimo gioco di parole.

2) Hai un legame speciale con il cinema o ti senti un fruitore comune? Di conseguenza, la scelta e la sequenza di questi titoli, quali origini ha?

Apprezzo molto il cinema ma non posso certo considerarmi un conoscitore esperto. Ho piuttosto un legame più solido con le colonne sonore, genere che amo molto, quelle di qualità ovviamente. La mia scelta dunque attinge dalla produzione per il cinema con la quale sento di avere più affinità. Il progetto discografico poi, pur prendendo spunto dal progetto live, ha subito alcune modifiche proposte dal produttore.

3) Pianosequenza vuole dire che la tua è un’opera “senza montaggio”?

È sicuramente una chiave di lettura, anzi direi l’approccio più corretto. Il percorso tra le tracce è studiato, non è semplicemente una successione in ordine di autore. Anche in concerto Pianosequenza si muove fluidamente senza soluzione di continuità.

4) Secondo te, scrivere e suonare Musica da Cinema presuppone un diverso modo di approcciare lo spartito o no?

Questa è una bella interessante domanda e mi offre la possibilità di parlare di un aspetto del quale non mi era ancora capitato. Le colonne sonore sono opere musicali immortalate insieme alle immagini, scolpite nella memoria definitiva nella versione originale dell’autore. Ed è questa la versione nota a tutti, quella ufficiale e la più attendibile, quella che rimane impressa nella mente di chi l’ascolta, di chi la ama. Proporre allora un album con colonne sonore implica una scelta fondamentale per l’interprete: aderire il più possibile alla “versione ufficiale” o reinterpretare, rivedere, ripensare e sperare di dire qualcosa in più, qualcosa che non è ancora stato detto? La mia sensibilità musicale mi porta sempre a riaprire la questione in ogni composizione. Non sono riletture le mie perché cerco sempre di non travisare l’idea dell’autore ma in ogni caso in tutte le tracce c’è molto di me. Chi conosce bene le opere che ho inciso in Pianosequenza non potrà che constatare quanto il mio punto di vista sia sempre ben delineato pur rispettando l’autore.
Anche quando eseguo la mia stessa musica lo faccio con una diversa consapevolezza, riesco a trovare qualcosa nella mia musica della quale non mi ero accorto prima. Qualcosa che era già lì e che aspettava di essere scoperta.

4) Molto probabilmente i posteri ricorderanno il XX come quello in cui ha avuto inizio la Musica da Cinema, così come in precedenza è accaduto con la Musica Operistica. Riesci ad immaginare ulteriori evoluzioni, magari spinte dalle nuove tecnologie, o pensi che si sia già detto quasi tutto, in questo senso?

Beh non credo sia stato detto già tutto. Dopo la musica per video pubblicitari è più recente un filone al quale non ho (ancora) contribuito ma che ha favorito la concezione di veri capolavori: parlo delle musiche per i videogame. O, ancora, le suonerie per gli smartphone: anche questo è un terreno da esplorare e che secondo me in futuro diventerà un vero e proprio genere musicale. La musica ambient invece ha subito un rallentamento secondo me ingiusto. Dopotutto trovo molto interessante proporre composizioni originali negli aeroporti, nei musei, nelle scale mobili, nelle sale d’attesa… Auspico un ritorno di commissioni ai compositori per questo preciso genere.

5) Cosa significa per te, oggi, Musica Colta?

Ovviamente non stiamo parlando del vostro magazine on-line. Beh sicuramente abbraccerei uno spettro più ampio rispetto ai generi che per tradizione sono racchiusi all’interno dell’espressione. Soprattutto però espellerei tanta (troppa) musica erroneamente considerata “classica contemporanea”.