Vladimir_Horowitz_in_performaLa Polacca op.53, conosciuta come ‘Eroica’, è sicuramente l’esempio più alto nel suo genere. Scritta nel 1842, periodo di grandi trionfi concertistici, come il concerto tenuto alla Salle Pleyel, di cui lo stesso Liszt fece mensione in una recensione della Gazzetta Musicale. Nell’Op.53 Chopin realizza una sintesi perfetta tra elementi propri della tradizione e novità formali. Sia l’introduzione che la prima parte rispettano lo schema tradizionale. Le sedici battute iniziali sono già esse sole un vero capolavoro. Due idee opposte, una ascendente e l’altra discendente, si fronteggiano sino a far scaturire da un crescendo caparbio il primo episodio, smagliante e virile, reso aggressivo dal ritmo incalzante e dalla ricchezza armonica; il secondo episodio, marziale, crea un efficacissimo momento di stacco, su cui si staglia la ripetizione della fanfara iniziale. La zona centrale della polacca è quella in cui Chopin si allontana dalla forma consueta, inserendo un elemento nuovo. Se confrontiamo l’Op.40 n.1 con l’Op.53, la differenza, ci apparirà subito con estrema evidenza. Il primo episodio, che solitamente veniva ripetuto dopo la seconda idea, viene totalmente sostituito da un terzo motivo, che crea varietà emotiva e diminuisce la tensione. Un ostinato melodico di ottave discendenti, vero e proprio test di bravura per il pianista, caratterizza la prima sezione mentre la seconda e la terza si possono accomunare per un certo tono lirico che interrompe il clima sempre eroico mantenuto sin qui. La ripresa del motivo iniziale, ma in forma accorciata, chiude, con foga travolgente e ricca di irruenza, l’intera composizione.

La monumentale performance di Vladimir Horowitz.

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