Oops! It appears that you have disabled your Javascript. In order for you to see this page as it is meant to appear, we ask that you please re-enable your Javascript!

La difesa della professione

Risale al 23 agosto del 1730 una lettera che Bach scrisse rivolgendosi al Consiglio Comunale di Lipsia che sovraintendeva la scuola musicale S. Tommaso diretta dal compositore tedesco. Il rapporto tra la componente amministrativa e quella artistico-musicale di quella città, allora, come spesso accade anche oggi, era fortemente penalizzata dalle scelte politiche. In quella giornata di agosto, dopo aver elencato il numero effettivo degli allievi e avere invitato il Consiglio a riflettere sul fatto che i musicisti migliori abbandonavano l’incarico perchè non veniva loro corrisposto alcun stipendio, Bach pronuncia parole dure e assai polemiche. “Non posso fare a meno di richiamare l’attenzione sul basso livello del profitto musicale, che scenderà ancora, visto che si ammette tanta marmaglia incompetente e indisciplinata, poichè è chiaro che un ragazzo privo di nozioni musicali e incapace di cantare per un minuto non può essere utilizzato in alcun modo, specie poi se non possiede doti naturali. Molti buoni cantanti lasciano la scuola ogni anno e vengono rimpiazzati da altri che non sono in grado di sostituirli subito; anzi, nella maggior parte dei casi non valgono nulla, cosicchè non è difficile concludere che il coro va completamente alla deriva. L’attuale stato della musica è ben diverso da quello antico. La tecnica è più complessa e il gusto del pubblico è talmente evoluto che la vecchia musica suona male alle nostre orecchie. Si dovrebbe perciò scegliere elementi capaci di soddisfare il gusto moderno, istruiti quanto è necessario per eseguire alla perfezione la musica del compositore(…).
A queste cose non si pensa e si lasciano i musicisti in balia di loro stessi senza riflettere che la maggior parte di essi dispone di poco tempo poichè deve guadagnarsi il pane. Un esempio solo sia sufficiente: chiunque vada a Dresda vedrà di che salari godano i musicisti reali. Nessuno di loro ha preoccupazioni per il proprio sostentamento e quindi può esercitarsi e perfezionarsi col proprio strumento, mostrando il proprio grado di capacità nel raggiungere l’eccellenza. Il risultato è ovvio: l’aver ritirato gli stipendi mi impedisce di portare a un livello più elevato le esecuzioni musicali. Per concludere voglio aggiungere una lista degli attuali alunni: 17 utilizzabili, 20 per il momento non ancora utilizzabili, 17 di nessun valore.”