Dal Ballitto italiano all’Accademia del Re Sole

danza_rinascimentaleDefinire con precisione le origine del Balletto, inteso come forma d’Arte Colta, non è un compito semplice. E’ verosimile che in un certo momento della Storia dell’Uomo la Aanza da espressione popolare e libera sia diventata Arte e sia stata sottoposta a regole precise (Coreografia).

Nell’Antico Egitto i riti di Osiride avevamo regole precise. Lo stesso dicasi per quelli orfici in Grecia. I romani organizzavano danze e pantomime come completamento degli spettacoli circensi. Durante il Medioevo la danza visse come espressione folcloristica del popolo che festeggiava le stagioni, i raccolti e tutto quello che regolava il loro stile di vita.

E’ solo nel Rinascimento, che il Ballo, come esplosione di gioia di vivere, si riaffaccia nelle corti soprattutto in quella medicea a Firenze, durante le celebrazioni delle feste di maggio. E’ proprio qui che compaiono per la prima volta i maestri di ballo.

Nei manoscritti della metà del Quattrocento, giunti sino a noi, troviamo i primi documenti dei primi danzatori e codificatori di passi: Domenichino da Piacenza, Antonio Cormorano e Guglielmo Ebreo. Naturalmente ciò sottolinea, in modo preciso, che la tecnica della danza ha origine italiana. La sua stessa definizione “ballitto” si usò per la prima volta nelle corti italiane all’inizio del Cinquecento; a questo proposito ricordiamo Bergonio Botta, vissuto attorno alla seconda metà del XVI secolo, che forse fu anche il primo coreografo. Infatti non era né ballerino né studioso di danza, ma organizzò gli intrattenimenti per i danzatori alle nozze di Galeazzo Sforza con Isabella d’Aragona. Per molto tempo si ricordarono i suoi movimenti scenici durante il banchetto nuziale che furono poi imitati nelle altre corti.

Nella metà del Cinquecento a Milano nasce la prima scuola in assoluto di “ballo nobile” fondata da Pompeo Diobono che si irradierà alle corti italiane e straniere. Anche la Francia vive il Rinascimento e attraverso la regina Caterina de’ Medici, di origine italiana, invita le prime “troupes” di ballerini della sua terra. In questi anni il balletto ha vita più facile in Francia che non in Italia. Oltralpe la danza ha l’appoggio dei re.

Luigi XIV (il Re Sole), fu grande sostenitore e ballerino fino al suo trentesimo anno d’età. Istituì l’Accademia Reale di Danza e nel suo “entourage” le rappresentazioni sono seguite dalla corte sempre con grande attenzione ed entusiasmo. In Italia la danza dà i natali a grandi ballerini come il fiorentino Giambattista Lulli, stella alla corte del Re Sole. E’ in questo periodo che essi diventano divi e inizia la gara d’abilità. Jean Ballon (siamo attorno al 1600) diventa celebre per la sua leggerezza ed infatti il suo nome Ballon è ancora legato ad un termine della danza accademica che indica la capacità di restare per alcuni istanti sospeso in aria.

Come in altri ambiti artistici inizialmente tutti i danzatori erano uomini, la prima donna a calcare le scene fu M.lle La Fontane che salì sul palco nel 1681.

Il 1730 è una data importante per la nascita del balletto russo.

A Pietroburgo inizia la sua attività l’Accademia Imperiale Russa di Danza che attirerà ballerini e coreografi di tutta Europa e lascerà un segno importantissimo nell’evoluzione del balletto.

Con Salvatore Viganò il Teatro alla Scala, che dal 1813 possederà la “Imperiale Regia Accademia di Ballo” e l’Italia diventano l’importantissimo centro coreografico che avevamo lasciato qualche secolo prima.

E’ grazie a Carlo Blasis, napoletano, trasferitosi oltralpe, e attraverso le sue opere che la danza ottiene finalmente quella codificazione storica e tecnica che ormai era diventata necessaria.

Da allora fu il francese la lingua usata per descrivere le varie posizioni, così che si possono ascoltare le stesse istruzioni indifferentemente in una scuola di Roma o di Londra.