beethoven-580PRIMO MOVIMENTO – Allegro ma non troppo
Nel primo movimento Beethoven raggiunge il giusto equilibrio tra Concerto e Forma-Sonata. L’inizio fa presagire un seguito ricco di avvenimenti. Le cinque note sommessamente ribattute dai timpani sembrano nulla più che un segnale di apertura, invece le ritroveremo lungo tutto il pezzo come elemento essenziale, come idea ricorrente che  Beethoven rivestirà di varie forme cantabili. Il tema principale s’innesta subito sull’ultima nota dei timpani, eseguito dai legni, oboi, clarinetti e fagotti. E gli archi? Sembra che non facciano parte dell’idea musicale che si sta sviluppando, benché nella musica dell’età classica fossero protagonisti, e segnassero i temi principali. Proprio il silenzio degli archi e la contemporanea sonorità dei legni ci fanno invece capire che é solo l’inizio. Agli archi Beethoven lascia il compito provvisorio di riprendere il motivo dei timpani e di concludere il tema. Questo modello si ripete fino alla fine della prima esposizione: ai legni il compito di esporre un’idea nuova, agli archi quello di concluderla. Ciò avviene sia nella zona di ponte tra il tema A e il tema B, sia nella presentazione dello stesso tema B. Il ponte interrompe la compostezza del canto con un’agitazione sottolineata dall’intensità ff (fortissimo) e dagli inquieti ribattuti degli archi.
Se l’espansivo tema B sembra ripristinare il pur vibrante ordine iniziale, l’equilibrio ormai è stato spezzato, e ce ne accorgiamo nella conclusione. Il tema non viene svolto, ma si ripete semplicemente con una variante decisiva: non più nel solare modo maggiore dell’inizio, bensì nel più introverso modo minore. Il segnale delle cinque note avvia la coda dell’esposizione, una coda che l’estro di Beethoven differenzia dai modelli tipici con un’imprevista pennellata di un  motivo nuovo, proprio alle prime battute, tra violoncelli e contrabassi da una parte, legni e violini dall’altra. In questi primi minuti di musica è già evidente l’orientamento che caratterizzerà l’intero primo movimento e che può riassumersi nell’alternanza del modo maggiore con il modo minore e nell’associazione del modo con la scelta di certi timbri dell’orchestra: i fiati annunciano il tema in maggiore e gli archi o il solo violino lo ripetono in minore. La struttura tipica del concerto vuole che l’esposizione sia ripetuta dal solista, e così avviene. Il violino si presenta sulla scena con una singolare gestualità da istrione. Si porta dal suono più grave al SOL acuto, ridiscende con un rotolìo di morbide terzine, per guizzare infine nella regione sovracuta. E proprio lì il violino ripropone il tema A. Il dialogo tra il violino e l’orchestra continua con una stupefacente varietà di soluzioni lungo tutto il primo movimento.

SECONDO MOVIMENTO – Andante
Il secondo movimento, Andante, è incentrato sul canto melodioso del violino che, dopo le quattro ripetizioni del tema da parte dell’orchestra, si effonde, sempre più esaltato dal progressivo diradarsi delle altre voci.

TERZO MOVIMENTO – Rondò
Il Rondò conclusivo interrompe bruscamente l’incanto dell’Andante con l’irruzione di una danza energica e nello stesso tempo dolce e graziosa. Da qui il solista riparte come rinato a una nuova vita e conclude il concerto in perfetta comunione con l’orchestra. Il contributo di Beethoven al “concerto” é senza dubbio fondamentale. Partendo dal concetto mozartiano di mutua interazione tra solista e orchestra, Beethoven vi inserisce il senso del dramma proprio delle sue composizioni sinfoniche e concepisce le parti del solista come veri e propri pezzi virtuosistici, ricchi di rapidi passaggi creati appositamente per far risaltare le doti dell’esecutore, senza con ciò sminuire l’importanza dell’orchestra. In ciò soprattutto sta la profonda influenza esercitata dal compositore sulla musica del XIX e anche del XX secolo.

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Nota storica sul concerto