leon fleisher
Concerto per Pianoforte e Orchestra n.1 in Re minore op.15 di Brahms.
La storia che circonda la nascita del primo concerto di Brahms è piena di differenti e contrastanti reazioni: odio o amore. Ma cosa ha di tanto sconvolgente questo Concerto da suscitare reazioni così forti, al limite anche ostili?

Primo Movimento
Il primo movimento è violento, agitato da passioni quasi demoniache, costruito su un conflitto titanico alla maniera di Beethoven. La tonalità, cupa e drammatica, è quella di Re minore, la stessa della Nona beethoveniana che Brahms aveva udito per la prima volta nel 1854 a Colonia sotto la direzione di Ferdinand Hiller e che doveva segnare molto profondamente il suo cammino compositivo. Il primo tema é “catapultato” furiosamente dagli archi su un incessante rullio dei timpani e note tenute dai fiati. Da qui nasce la seconda idea, cantabile e accorata, ma il clima è instabile, compare di nuovo il primo tema e la concitazione è simile a quella di un combattimento. Il pianoforte tace. Quando prende parola non declama, come ci saremmo aspettati, il primo tema, ma un inciso melodico dolce e consolatorio che apre un varco tra i nuvoloni che si sono addensati in questo cielo. Accennerà solo en passant al violento disegno melodico del primo tema, poi passerà al secondo: in questa parte del concerto, Brahms affida prevalentemente al pianoforte motivi intimi e appassionati privi di quella rudezza che invece caratterizza certi interventi dell’orchestra. I timpani sottolineano appena questo momento di lirismo intenso ma adombrato da un tormento lontano e sordo. La cadenza del solista è in sintonia perfetta con le altre apparizioni del pianoforte: non è dominatore, nè lo strumento cui vengono affidati passaggi di bravura, ma il cantore dei sentimenti più profondi, e proprio in questa sede anticipa un nuovo inciso melodico che sarà poi ripreso dal corno in un dialogo struggente. Nello sviluppo e nella ripresa il pianoforte acquisterà un vigore maggiore, irromperà con foga e disperazione, pur mantenendo sempre e comunque un rapporto di parità con l’orchestra. Dopo aver ascoltato i Concerti di Chopin, in cui l’orchestra è ridotta a un umile vassallo del pianoforte, questa affermazione risulta più facilmente comprensibile e verificabile.

Secondo Movimento
Il secondo movimento, Adagio, non è, come il precedente, la trasformazione del corrispondente movimento della Sonata per due pianoforti scritta nel 1854 (che invece, in forma di sarabanda, divenne la seconda sezione del Requien Tedesco) ma appartiene a una Messa che non fu mai pubblicata; originariamente all’inizio del pezzo erano poste le parole: Benedictus qui venit in nomine Domini. Un carteggio tra Joachim e Kalbeck (compositore ed editore tedesco) vorrebbe la composizione di tutto il concerto sotto la diretta influenza del tentato suicidio di Schumann e quindi, sempre secondo i due musicisti, il motto latino è da intendersi: ‘Benedetto colui che ritorna nel nome del caro dio (Schumann) alla abbandonata Domina (Clara Schumann)’. E’ certo che questo movimento fu pensato da Brahms come un ritratto di Clara Schumann, che ella apprezzò con grande commozione; in una lettera del 18 settembre 1859 Clara scrive: “C’è qualcosa di spirituale nell’intero pezzo: mi sembra quasi un Eleison. L’atteggiamento religioso ci appare sin dalle primissime battute, la melodia si muove per gradi congiunti, con valori tutti uguali, pianissimo. Solo fagotti e archi si fronteggiano per moto contrario, come una processione”. Quando entra il pianoforte le parole opposte da Brahms sullo spartito sono: “molto dolce ed espressivo”, e tale sarà per tutta la durata del movimento. In un rapporto perfettamente equilibrato con l’orchestra, all’incedere lento e misurato dei fiati, si contrappone l’arpeggiare fluido e leggero del solista; sonorità sempre più flebili, seguite da una breve cadenza pianistica, annunciano la imminente conclusione. Il ritorno sommesso della ‘processione’ iniziale, che discende verso le sonorità più gravi, suggella questa intensa sezione.

Terzo Movimento
Il terzo e ultimo movimento, Rondò, attacca con un vigore molto simile a quello che aveva animato il movimento iniziale. E’ il pianoforte a scandire per primo le note del motivo principale, cui seguono gli archi e i fiati in un crescendo di concitazione. Tutto il movimernto è straordinariamento vivo e vibrante: ricco di varietà, anche emotiva, ci appare come uno stupendo affresco in cui ogni ritmo, ogni passaggio, ogni tema si sviluppa organicamente e concorre all’edificazione dell’intera opera. Non deve stupire allora il fatto che il pubblico della Gewandhaus di Lipsia, abituato a una musica facile, brillante, piacevole e in alcuni casi superficiale, abbia osteggiato vistosamente questa composizione così densa, aggressiva e profonda, in cui il musicista offre se stesso, generosamente. E’ per amor di cronaca che riportiamo la notizia del grandissimo successo che il Concerto n.1 ottenne, sempre alla Gewandhaus nel 1874, con Clara Schumann al pianoforte.

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