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Concerto n.21 per pianoforte e orchestra in Do K.467

Questa brillante e gioiosa composizione mozartiana fu eseguita per la prima volta il 12 marzo 1785, soltanto tre giorni dopo la sua stesura, riscuotendo subito notevoli consensi. Il clima è molto affine a quello che anima la sinfonia n.41: ciò che emerge con vigore è una grande luminosa vitalità , tipica di molte opere viennesi di Mozart. Il solista vi si può produrre in una serie di virtuosismi apprezzatissimi dal pubblico di allora come da quello di oggi.

L’Allegro si apre con il primo tema enunciato dall’orchestra sottovoce, un tema umoristico un po’ ammiccante. Subito dopo però subentra un motivo più eroico, quindi ne appare un terzo ed ecco che dalla continua interazione di questi tre momenti prende vita l’esposizione più vasta mai scritta da Mozart. Quando esegue il tema minore, il pianoforte conosce momenti di intensa drammaticità, uniti ad altri di virtuosismo. Dopo uno sviluppo interessante, in cui il solista si produce in una lunga narrazione, giungiamo alla ripresa, dove riascoltiamo i motivi principali del movimento, ma enunciati in ordine diverso, per concludere simmetricamente con il primo tema, ancora sottovoce e ammiccante.

L’Andante è una delle pagine più famose di Mozart per la purezza e la soavità del suo tema principale. La linea melodica ascendente, resa appena esitante dal ritmo puntato, si muove con passi fatati su un accompagnamento in terzine in cui prevalgono i suoni ribattuti. Tutto il movimento è pervaso da un senso ineffabile di pace; il pianoforte diventa il lirico cantore di una melodia incantatrice. Una conclusione gaia e divertita ce la fornisce, quasi inaspettatamente, l’ultimo movimento.

Allegro vivace assai, la cui intonazione scherzosa pare quasi un invito all’ottimismo. Il motivo principale è costruito su due semifrasi, domanda e risposta: una breve melodia cromatica eseguita piano e staccato dai violini cui fa eco il solista, ripetendola allo stesso modo. Questa idea melodica sarà la protagonista dell’intero movimento: la sentiremo decine di volte eseguita da gruppi di strumenti diversi anche con piccole variazioni, alternata da altri motivi sempre festosi e vivaci. L’orchestra viene trattata con grande maestria e gli strumenti sono combinati con gusto e raffinatezza impareggiabili.

Maurizio Pollini – Pianoforte
Riccardo Muti  – Direttore