Toccata e Fuga in Re min. BWV 565

La celeberrima opera di Bach per organo. Nell’immaginario collettivo Bach é associato a questa composizione. Il celebre mordente sulla dominante (V) della tonica (I) con cui si apre la toccata è universalmente conosciuto anche a quanti non ascoltano musica classica. La toccata, che ha un evidente impianto improvvisativo, alterna parti in Prestissimo a potenti accordi in Adagio, che ben rappresentano lo stile compositivo del giovane virtuoso.

Le parole di Johann Nikolaus Forkel, primo biografo di Bach, che descrivono il giovane compositore, sono assolutamente perfette per riassumere quest’opera: “gli piaceva correre lungo la tastiera e saltare da un capo all’altro di essa, premere con le dieci dita quante più note possibile, e proseguire in questo modo selvaggio fino a che per caso le mani non avessero trovato un punto di riposo”.

Anche se la composizione ricorda molto un’improvvisazione, è ravvisabile una certa omogeneità che unisce la toccata alla fuga: il tema di quest’ultima, infatti, è figlio dell’esordio che apriva la toccata. La sua struttura non è particolarmente severa ed è ancora lontana dalla maturità del Bach di Weimar.

La climax con cui termina la fuga prelude ad un ritorno toccatistico che conclude quindi la composizione.

  Bach - Toccata e Fuga in Re minore (609,1 KiB, 5.569 hits)