Concerto per Cembalo, Archi e Continuo BWV 1056

bwv1056Kothen rappresenta il luogo ed il periodo in cui Bach si dedicò maggiormente alla musica strumentale ed in particolare ai Concerti. Il “Concerto per Cembalo, Archi e Continuo” BWV 1056, uno dei più riusciti, fu uno di questi; molto probabilmente l’idea del Concerto deriva da una composizione per violino di quello stesso periodo; Bach la rivisitò, sviluppandola e ampliandola, fino alla forma che oggi conosciamo. Ricordiamo che tra i compiti del Direttore del Collegium musicum di Lispia c’era quello di proporre settimanalmente una “nuova” composizione; questo spinse Bach a rivedere le composizioni scritte a Kothen, eventualmente apportando delle modifiche, per farle eseguire dalla piccola orchestra di cui disponeva in occasione dei concerti del collegio. I manoscritti dei concerti per clavicembalo furono custoditi per qualche tempo da Carl Friedrich Zelter. Nel 1800 questi divenne direttore dell’Accademia Musicale di Berlino e organizzò numerosi concerti in cui i suoi allievi eseguivano musiche di Bach. Inoltre egli fu il patrocinatore dell’esecuzione berlinese della Passione secondo Matteo diretta da Mendelssohn.

Questo concerto, in Fa minore, è assai eseguito e conosciuto soprattutto per il bellissimo Adagio centrale. I due Allegri che si trovano rispettivamente in apertura e a conclusione del concerto sono molto simili, sia per il temperamento che per la struttura formale: entrambi serrati nella concatenazione delle parti, sono animati da una foga inesorabile. I temi principali sono fortemente caratterizzati dal punto di vista ritmico e compaiono ora eseguiti dall’intera orchestra, ora dal solista. Il clavicembalo in alcune occasioni ha il sopravvento sull’orchestra, che lo accompagna sottolineando appena le terzine eseguite sulla tastiera. Racchiuso tra questi due straordinari allegri, così tesi e concentrati, troviamo un Adagio dolcissimo e struggente. Il suo carattere elegiaco e carico di intensa pietas induce Bach a trascriverlo per oboe e archi per inserirlo nella cantata “Ich steh mit einem Fuss im Grabe” (letteralmente ‘Sono con un piede nella fossa’) composta nel 1729. E’ una dolcissima aria cantata dal clavicembalo e che gli archi, in pizzicato, sottolineano appena in una assorta atmosfera intima e vibrante. Solo gli ultimi passaggi del clavicembalo vengono sottolineati con l’arco e la conclusione, sospesa, chiude questa pagina di una bellezza cristallina e trepidante in cui si avverte un ‘intenza religiosità.