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Brahms – Variazioni su un tema di J. Haydn in si bemolle maggiore op.56 – Il percorso verso le Sinfonie
Il cammino verso la sinfonia fu lungo e travagliato: dopo le due serenate, che potremmo considerare veri e propri saggi, dobbiamo aspettare ben quattordici anni per giungere a questa composizione che assume il ruolo di un anello di congiunzione tra le serenate e le sinfonie. Le Variazioni op.56a furono scritte durante l’estate del 1873 a Tutzing, una delle località più amate da Brahms. L’interesse per Haydn gli era stato istillato dieci anni addietro da Carl Ferdinand Pohl, musicista assai colto conosciuto a Vienna, dove il compositore si era stabilito nel 1863, e che stava lavorando proprio in quel periodo ad una monumentale biografia di Haydn. Pohl possedeva numerosi manoscritti tra cui alcuni divertimenti per fiati: quello che suscitò grande interesse da parte di Brahms fu il n.6 inedito, il cui secondo movimento è costituito sul Corale di sant’Antonio, un’antica canzone di pellegrini cattolici. Ricerche recenti hanno stabilito però che con tutta probabilità il ‘tema’ non appartiene ad Haydn completamente, in quanto i manoscritti di cui Pohl era in possesso erano copie risalenti al 1780, opera di Breitkopf & Härtel, la più antica casa editrice nel settore, e non autografi. Un’altra importante considerazione è relativa all’organico orchestrale assolutamente insolito per Haydn: infatti nelle composizioni originali per fiati non compaiono mai tre fagotti e un serpentone, come i questo caso. Va inoltre aggiunto che nel 1780 Haydn non scrisse musica per fiati perchè nell’orchestra degli Esterhazy questi strumenti non erano presenti. Nel 1951, durante un convegno organizzato dalla società Haydn, come riferisce Deryck Cooke, insigni studiosi quali H. C. Robbins London, J. P. Larsen e E. F. Schmid hanno giudicato, sulla base di questi elementi, di dubbia autenticità alcuni Divertimenti, e in particolare il n.6 non sembrò fondato su un tema originale ma su una melodia popolare. Brahms si ispirò con estrema precisione al Corale e il tema viene volutamente eseguito dai fiati rispettando il medesimo organico: due oboi, due clarinetti, due fagotti e il controfagotto al posto del serpentone. La melodia si snoda su una frase musicale di dieci battute in luogo delle otto che troviamo solitamente non solo nella musica colta ma anche in quella popolare. La ripresa del tema è invece di otto battute e la conclusione di dodici, ossia tre brevi sezioni di quattro battute ciascuna che si concludono con rintocchi di campane eseguiti in diminuendo. Le variazioni sono otto (I Poco più animato, II Più vivace, III Con moto, IV Andante con moto, V e VI Vivace, VII Grazioso, VIII Presto non troppo, Finale:Andante) e tentano di conservare lo spirito di Haydn alternando situazioni psicologiche molto diverse tra loro piuttosto che cercare soluzioni armoniche e melodiche elaborate. E’ comunque tutta brahmsiana l’attenzione agli impasti timbrici e alla forma complessiva del pezzo che nasce proprio dalla concorrenza di ogni variazione che pure risulta conclusa e completa in sè.

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