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L’evoluzione romantica: Beethoven, Schubert, Weber, Schumann, Chopin

Non esiste un’unica definizione di Romanticismo perché si tratta di un fenomeno complesso che assunse connotazioni diverse secondo i luoghi e le condizioni politiche e sociali; il Romanticismo fu piuttosto un “modo di sentire” che poco alla volta divenne comune tra i pensatori e gli artisti del tempo.

Il precursore fu indubbiamente Beethoven, che iniziò a scrivere musica in modo romantico già durante la fine del ‘700: con l’Inno alla gioia di Schiller, nella Nona Sinfonia, la sua concezione supera le forme allora in uso del linguaggio sinfonico e proietta il musicista in una dimensione inesplorata. Il musicista non è più un piccolo artigiano ma diventa poeta e filosofo.

Furono diversi i rappresentanti della corrente romantica celeberrimi per le loro composizioni, ognuno distintosi per aver contribuito in modo significativo, secondo il proprio “sentire”: Hector Berlioz, Robert Schumann, Fryderyk Chopin, Johannes Brahms, Felix Mendelssohn, Pëtr Il’ič Čajkovskij, Camille Saint-Saëns; in Italia Niccolò Paganini, Vincenzo Bellini, Gaetano Donizetti, Gioachino Rossini e Giuseppe Verdi.

Carl Maria von Weber espresse in musica lo spirito nazionale tedesco allora rinnovato e fu il primo ad usare il termine “opera romantica”. Contemporaneo di Beethoven fu invece Schubert, che prese a riferimento la forma classica in maniera diversa dal primo. Per Schubert la melodia ha maggiore importanza che in Beethoven; ciò lo fece eccellere nella musica da camera, nel pianoforte e nei Lieder.