Dalla gavetta al trionfo

Antonio_LottiAntonio Lotti nacque nel 1666, ma non v’è certezza alcuna sul luogo: Venezia o Hannover. Quello che è certo è che visse da veneziano, sia per cultura che per discendenza. Il padre era il veneziano Matteo Lotti, Maestro di Cappella di Hannover. La sua attività artistica cominciò nel 1687 come cantore aggiunto nella Cappella ducale di S. Marco e, successivamente, nel 1689 come contraltista. Nel 1690 raggiunse la carica di “aiuto-organista”, nel 1692 organista del “secondo organo” ed infine, nel 1704, organista del primo organo. Quest’ultimo incarico lo terrà occupato per gran parte della sua vita. Nel 1692 la rappresentazione della sua prima opera, “Il trionfo dell’innocenza”, diede inizio al suo impegno teatrale che lo portò a produrre incessantemente. Il successo fu tale che nel 1717 fu invitato a Desdra con una compagnia di cantanti italiani, fra i quali la moglie Santa Stella e Senesino, ed alcuni strumentisti della cappella e con il librettista Luchini. A Dresda rimase per circa due anni. Qui, verosimilmente, incontrò Bach e rivide Haendel già incontrato a Venezia nel 1708. Nel 1719 tornò in Italia e si dedicò esclusivamente alla composizione di Musica Sacra e da Camera. Nel 1736 venne eletto maestro di Cappella in S. Marco. Pubblicò due opere tra cui l’op.1 contenente il celebre madrigale “In una siepe ombrosa”, aspramente attaccato da Benedetto Marcello. Lotti non tralasciò mai il genere madrigalistico, arricchendolo con uno spirito nuovo, in armonia con la sensibilità moderna. In queste composizioni, comprendenti duetti e terzetti, su testi letterari anche poco felici, c’è una alternanza fra la profondità d’indagine espressiva nei passi lenti e l’allegria e la freschezza nei tempi veloci, elaborate con tecnica contrappuntistica raffinata.

Morì il 5 gennaio 1740 a Venezia d’idropisia.