tartinniIl terzo suono di Tartini, detto anche suono risultante o suono di combinazione, è un particolare fenomeno acustico che lo stesso Tartini evidenziò all’inizio del XVIII secolo mentre insegnava violino al Teatro della Fenice di Ancona. Suonando un bicordo a intervallo di quinta, ossia con rapporto 3:2, si ottiene allo stesso tempo un terzo suono, più grave. Il terzo suono, nel basso, è una nota la cui frequenza è la differenza fra quelle dei due suoni originari. Il terzo suono è ottenibile eseguendo bicordi anche su altri intervalli, non solo terze e quinte. Se ad esempio l’intervallo del bicordo è l’ottava, ovvero se il rapporto tra le frequenze è uno il doppio dell’altro (1:2) allora il terzo suono che ne scaturisce è l’unisono. Se l’intervallo è di quarta la terza nota sarà una dodicesima inferiore, e così via.

Il fenomeno era già conosciuto almeno dal XVI secolo e veniva sfruttato principalmente negli organi, strumenti aerofoni, in modo da potergli conferire una maggiore estensione nel basso senza dover costruire canne eccessivamente lunghe e costose. Per ottenere l’effetto di un registro da 32′, si suonano contemporaneamente un registro da 16′ (ottava) e uno da 10′ 2/3 (quinta). Sugli strumenti ad arco, come, per l’appunto, sul violino di Tartini, il fenomeno era riconoscibile quando si applicava la tecnica del vibrato che imponeva allo strumentista leggeri spostamenti del dito sulla corda.