Sonata n.14 in Do# minore op. 27 n.2

beethoven-chiaro-di-luna - sheet Questa Sonata, scritta tra il 1800 ed il 1801, è legata alla donna che Beethoven amò profondamente in quegli anni e a cui dedicò la sua opera: Giulietta Guicciardi. La giovane conobbe il maestro a casa delle cugine Therese e Josephine von Brunswick, presso cui si recava per prendere lezioni di pianoforte; il fascino corrucciato e un po’ spigoloso del musicista non mancò di accendere di passione tutte e tre la fanciulle. Giulietta, secondo quanto appare dalle testimonianze che la riguardano, era una ragazza frivola e capricciosa, che, nei due anni di relazione con Beethoven, mantenne l’impegno di promessa sposa per un uomo di pari rango, il conte Gallemberg. Alla fine scelse il conte, lasciando Beethoven in uno sconforto così profondo da condurlo sull’orlo del suicidio. La sonata “Chiaro di Luna” porta questo titolo non per volontà dell’autore. Inizialmente fu battezzata Lauben Sonata, ovvero “Sonata del Pergolato”, perchè la si voleva composta in tale ambientazione da un Beethoven profondamente innamorato; in seguito ebbe maggior fortuna l’intitolazione coniata da Ludwig Rellstab, che in piena atmosfera romantica paragonò le sensazioni provocatogli dall’andante a un chiaro di luna che si rispecchia in un lago alpino. Da allora quest’immagine è rimasta legata alle note scritte da Beethoven.

Primo Movimento – Adagio Sostenuto

L’autore la definì “sonata quasi una fantasia”; tra i diversi movimenti non vi è sosta e non si inizia con il consueto Allegro ma con il celeberrimo Adagio Sostenuto. Questa pagina, ben conosciuta, viene quasi sempre slegata dal resto della composizione. Effettivamente essa vive di vita propria ed è concepita quasi come un canto, in cui il doloroso lirismo nasce, cresce e si realizza in uno spazio libero, senza costrizioni formali. L’accompagnamento fluido, senza interruzione, crea un contrasto carico di emotività con il tema, che si muove lentamente, esitando, quasi fosse un singhiozzo soffocato. Berlioz nel suo “Voyage Musical” dice a proposito dell’Adagio: “V’è un’opera di Beethoven, conosciuta sotto il nome di Sonata in do diesis minore, il cui Adagio è una di quelle poesie che il linguaggio umano non giunge a definire. Il suo procedimento è molto semplice; la mano sinistra spiega dolcemente dei larghi accordi d’un carattere solennemente triste e la cui durata permette alle vibrazioni del pianoforte di spegnersi gradatamente su ciascuno di essi; mentre la mano destra, arpeggiando un disegno ostinato d’accompagnamento, la cui forma non varia quasi dalla prima battuta all’ultima, fa sentire una specie di lamento: fioritura melodica di questa oscura armonia”.

Secondo Movimento – Allegretto

Dopo l’accordo conclusivo del primo movimento, mentre ancora risuonano nell’aria le tristi note di questa dolorosa melodia, attacca l’Allegretto, con una prima, una seconda parte, un trio e la ripetizione delle prime due sezioni, rispecchiando fedelmente la forma del minuetto. E’ questo un tipico Allegretto beethoveniano. Sentimenti giocosi e rasserenati prendono la forma di una danza che, posta simmetricamente al centro della composizione, tende ad allentare la tensione generata dal primo movimento e a preparare l’ascolto al finale.

Terzo Movimento – Presto Agitato

Il “Presto Agitato” è impetuoso, violento e convulso. Mentre la mano sinistra resta saldamente assestata sulla regione grave della tastiera, ripetendo caparbiamente le stesse note, la mano destra si lancia verso l’acuto con arpeggi rapidi che si concludono con un accordo ripetuto. Questo movimento ascensionale caratterizza tutto il primo tema; il secondo è invece più quieto, almeno in apparenza, perchè la melodia cantabile della mano destra si muove su un  rapido passaggio della mano sinistra che crea un effetto di insicurezza e movimento. Nello sviluppo, la prima idea all’esordio e in seguito la seconda idea si trasformano, dando vita ad un episodio molto intenso e carico di emozione. Quando giungiamo alla ripresa abbiamo la sensazione di trovarci in mezzo a una tempesta dove dolore e ribellione si alternano in una ridda di sonorità violente e senza tregua. Solo una piccolissima sosta, con due accordi di ottava nella regione grave della tastiera, ci regala un attimo di pace per poi ripartire con rinnovata energia e concludere con un vorticoso arpeggio all’unisono.