Tra serenate e chiari di Luna

James_Abbot_McNeill_Whistler_009Un Notturno è una composizione musicale ispirata alla notte: tale definizione è tanto banale quanto esplicativa e venne data per la prima volta nel XVIII secolo, quando stava ad indicare un’opera in vari movimenti. All’epoca, in ogni idioma, si associava una parola tipica e difficilmente trasportabile in altre lingue, per indicare questo genere, ma con molta probabilità quella da cui origina il tutto è quella francese nocturne. Abbiamo quindi anticipato dell’esistenza del termine equivalente in alcune lingue, talvolta troviamo anche il corrispettivo termine in italiano anche se non in senso stretto.
Un esempio é la celebre “Eine Kleine NachtMusik” di Mozart, ovvero la Piccola Serenata Notturna.
Nel ‘700, periodo di composizione della Serenata, il termine non era necessariamente evocativo della notte, ma poteva essere pensato per l’esecuzione notturna, similmente a una serenata.
Nella sua forma più familiare, di brano composto da un unico movimento scritto solitamente per pianoforte solista, il notturno divenne popolare soprattutto nel XIX secolo.
Tra le opere di questo genere, vi sono quelle di Felice Blangini (1781-1841); pubblicate nel 1801, esse ebbero un grosso successo, pur non essendo dei veri e propri capolavori. Ciò è dovuto in primo luogo al fatto che i tempi erano propizi al nuovo genere: le melodie facilmente orecchiabili, di carattere lirico ispirato all’opera teatrale, ma anche con una componente di sogno, ne favorirono la diffusione presso la borghesia e i salotti dell’epoca. Inoltre il pianoforte era lo strumento più presente nei salotti borghesi dell’epoca, ed era dunque necessario avere composizioni che non impegnassero eccessivamente le mani di pianisti poco esperti, o spesso dilettanti, come molti dei nobili ottocenteschi.
Il primo grande compositore di Notturni fu John Field, irlandese, vissuto fra ‘700 e ‘800, nonché allievo di Clementi. Egli si può considerare il padre dei Notturni: composizioni per pianoforte di carattere cantabile, con melodie ispirate al belcanto italiano e di andamento tranquillo.
Per lo più si intendono opere in un’unica sezione monotematica, in forma di una monodia accompagnata. Ma nella storia del Notturno, l’esponente più famoso di questa forma musicale fu Chopin, che ne scrisse ben ventuno. Le sue opere, in parte ispirate al melodramma italiano del tempo, sono il regno del bel suono e dell’espressione; divise in più sezioni tematiche contrastanti, alternano a sentimenti dolci e sognanti momenti cupi e di tristezza.
Notturni per pianoforte sono stati scritti anche in epoca successiva da compositori quali Gabriel Fauré ed Erik Satie. Uno dei pezzi più famosi della musica del XIX secolo fu il Notturno n. 5 di Ignace Leybach, che è al giorno d’oggi praticamente dimenticato.
Altri esempi di notturni comprendono quello per orchestra dalla musiche di scena per il Sogno di una Notte di Mezza Estate composto da Felix Mendelssohn e i tre per orchestra e coro femminile di Claude Debussy, che ne compose anche uno per piano solista.
Il primo movimento della sonata “Chiaro di luna” di Beethoven è anche stato considerato un notturno, anche se Beethoven non lo definiva come tale.