flauto-dolce

Il flauto dolce, detto anche flauto dritto, è il flauto più importante nella cultura europea a partire dal Cinquecento fino a circa metà del Settecento; è stato in seguito recuperato e diffuso largamente nel corso del Novecento.

Il flauto dolce è uno strumento a imboccatura terminale a fischietto (il becco), ottenuta inserendo un blocco di legno nella parte finale dello strumento.

In questo modo si forma una stretta fessura che conduce l’aria direttamente sul bordo di una finestrella laterale. Piccoli flauti simili al flauto dolce, probabilmente di origine asiatica, erano conosciuti e diffusi in Europa già dall’XI secolo. A partire dal 1500 il flauto dolce assunse la sua forma standard, con sette o otto fori d’apertura e un portavoce per il pollice. Il flauto dolce, la cui famiglia comprende taglie dal sopranino al basso, fu utilizzato nell’ambito della musica da camera, ma dal XVII secolo fino alla metà del XVIII secolo anche molte partiture orchestrali prevedevano la presenza del flauto dolce.

Il flauto traverso cominciò a prendere il posto del flauto dolce all’interno dell’orchestra intorno alla metà del Settecento.

Le taglie più diffuse di flauti dolci sono il contralto, utilizzato per gran parte della musica del periodo barocco e dotato di un’estensione di circa due ottave a partire dal fa’ (il fa sopra al do centrale); e il soprano, oggi maggiormente utilizzato in ambito scolastico, e con un’estensione di circa due ottave a partire dal do” (il do sopra al do centrale).

La letteratura per flauto dolce comprende alcune pagine assai importanti, come il Quarto concerto brandeburghese di Johann Sebastian Bach, sette concerti per flauto e orchestra di Antonio Vivaldi, e numerose sonate e suite di Georg Philipp Telemann.