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Dal Rigoletto “Possente amore”

SCENA II

BORSA, MARULLO, CEPRANO: Duca, duca?
DUCA: Ebben?
BORSA, MARULLO, CEPRANO: L’amante fu rapita a Rigoletto.
DUCA: Come? e donde?
BORSA, MARULLO, CEPRANO: Dal suo tetto.
DUCA: Ah, ah! dite, come fu? (siede)
BORSA, MARULLO, CEPRANO:Scorrendo uniti remota via,
brev’ora dopo caduto il dì,
come previsto ben s’era in pria,
rara beltà ci si scoprì.
Era l’amante di Rigoletto,
che, vista appena, si dileguò.
Già di rapirla s’avea il progetto,
quando il buffone vêr noi spuntò;
che di Ceprano noi la contessa
rapir volessimo, stolto credé;
la scala, quindi, all’uopo messa,
bendato, ei stesso ferma tenè.
Salimmo, e rapidi la giovinetta
a noi riusciva quindi asportar.
Quand’ei s’accorse della vendetta
restò scornato ad imprecar, ad imprecar.

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DUCA:(da sè) (Cielo! è dessa!..la mia diletta!)
(al coro) Ma dove or trovasi la poveretta?
BORSA, MARULLO, CEPRANO: Fu da noi stessi addotta or qui.
DUCA: (da sè)(Ah, tutto il ciel non mi rapì!)
(da sè, alzandosi con gioia)
(Possente amor mi chiama,
volar io deggio a lei;
il serto mio darei
per consolar quel cor.
Ah! sappia alfin chi l’ama,
conosca alfin chi sono,
apprenda ch’anco in trono
ha degli schiavi Amor) (Esce frettoloso dal mezzo)
BORSA, MARULLO, CEPRANO:Oh qual pensier or l’agita,
come cangiò d’umor!)