Dalla tragedia di Shakespeare con il libretto di Arrigo Boito

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Otello è la penultima opera di Giuseppe Verdi. Il libretto di Arrigo Boito fu tratto dalla tragedia omonima di Shakespeare. La prima ebbe luogo il 5 febbraio 1887 al Teatro alla Scala di Milano.

Boito e Verdi eliminarono il primo atto della tragedia shakespeariana, che costituiva un antefatto ambientato a Venezia, allo scopo di rendere la drammaturgia più serrata possibile.

Verdi operò alcune modifiche alla partitura per la versione francese che andò in scena al Théâtre de l’Opéra di Parigi, il 12 ottobre 1894. Il libretto fu tradotto dallo stesso Boito e da Camille Du Locle. La differenza più vistosa riguarda l’aggiunta delle danze nel terzo atto, secondo la convenzione francese. Verdi aveva dovuto fare altrettanto quando Macbeth e Il trovatore erano state rappresentate a Parigi, ed ora commentava l’aggiunta definendola una «mostruosità»: «Nel furor dell’azione interrompere per un balletto?!

Trama

L’azione si svolge in una città di mare nell’isola di Cipro alla fine del XV secolo.

Atto I

L’esterno del castello.

È sera, infuria un violento temporale. Gli ufficiali, i soldati e il popolo di Cipro assistono atterriti al difficile attracco della nave di Otello, il generale dell’Armata Veneta. Appena messo piede a terra, il Moro proclama la sua vittoria contro il nemico musulmano. L’alfiere Jago, – che nutre per lui un odio profondo, trae in disparte Roderigo, un gentiluomo veneziano segretamente innamorato di Desdemona, e gli confida il proprio odio per Cassio, l’ufficiale che usurpa il suo grado di capitano. Poi, per suscitare la gelosia di Roderigo, spinge Cassio a bere fino ad ubriacarsi e a cantare le lodi di Desdemona. Roderigo abbocca e provoca il rivale, i due si battono, l’ex governatore Montano si interpone per fermarli e viene ferito. Il clamore della zuffa fa accorrere Otello che punisce Cassio degradandolo.

Sopraggiunge Desdemona. Il Moro ordina a tutti di allontanarsi e rievoca con lei i ricordi tumultuosi della sua vita e la nascita del loro amore. Una dolce notte li attende.

Atto II
Una sala terrena del castello.

Jago continua a tessere la sua tela: consiglia Cassio di rivolgersi a Desdemona, affinché interceda per lui presso il marito, e insinua a poco a poco in Otello il dubbio che fra il bell’ufficiale e la sua sposa sia nata una tresca. Ignara di tutto, Desdemona si rivolge ad Otello perorando con calore la causa di Cassio e inavvertitamente lascia cadere il prezioso fazzoletto che lo sposo le aveva donato come pegno d’amore. Jago lo raccoglie sottraendolo alla moglie Emilia, ancella di Desdemona. Quindi narra ad Otello di aver udito Cassio rivolgere in sogno parole d’amore a Desdemona e afferma di aver visto il fazzoletto di lei nelle mani dell’affascinante ufficiale. Al colmo dell’ira e della gelosia, il Moro giura di vendicarsi.

Atto III

La grande sala del castello.

Un araldo annuncia l’arrivo imminente della galea che reca a Cipro gli ambasciatori di Venezia. Otello incontra Desdemona, che ingenuamente torna a perorare la causa di Cassio, e le chiede di fasciargli la fronte col fazzoletto. L’imbarazzo della sposa, che si accorge di averlo perduto e non può esaudire la sua richiesta, e l’insistenza con cui ella torna a parlargli di Cassio, fanno esplodere la furia di Otello che, incurante delle lacrime della sposa, la insulta e la scaccia.

Jago nel frattempo ha predisposto un colloquio con Cassio, allo scopo di fornire ad Otello una prova, all’apparenza inconfutabile, del tradimento. Il Moro assiste nascosto all’incontro dei due ufficiali e, pur non comprendendo tutte le parole, crede di capirne il senso: ode Cassio pronunciare il nome di Desdemona, lo vede sorridere compiaciuto e scorge nelle sue mani il fazzoletto della sposa, che Jago ha provveduto a far giungere nella dimora del giovane.
Mentre uno squillo di tromba e un colpo di cannone annunciano l’approdo della trireme veneziana, Otello, ormai certo dell’adulterio della moglie, decide con Jago come e quando ucciderla.

La sala si riempie di dignitari, gentiluomini e dame. Desdemona, in preda a un profondo turbamento, presenzia alla cerimonia accompagnata da Emilia.
L’Ambasciatore della Repubblica Veneta reca un messaggio del Doge: Otello è richiamato a Venezia, Cassio sarà il suo successore a Cipro. Lodovico invita Otello a confortare la sposa in lacrime, ma il Moro, che legge nel dolore della sposa la conferma del tradimento, perso ogni controllo, la aggredisce brutalmente: «A terra!!!… e piangi!…» Poi ordina a tutti i presenti, stupefatti e inorriditi, di andarsene, maledice Desdemona e, in preda ad una terribile crisi convulsiva, cade a terra tramortito. Mentre di fuori si inneggia al «Leon di Venezia», Jago constata con feroce ironia: «Ecco il Leone!».

Atto IV

La camera di Desdemona.

In preda a un triste presentimento, Desdemona si prepara per la notte assistita dalla fedele Emilia e intona un’antica canzone. Poi, prima di addormentarsi, prega la Madonna. Otello entra da una porta segreta, si avvicina alla sposa e la bacia. Poi, quando Desdemona si sveglia, la invita a chiedere perdono al cielo per i suoi peccati poiché la sua morte è ormai vicina. La donna tenta disperatamente di difendersi ma viene soffocata dal marito con il suo cuscino. Emilia bussa alla porta ed entra appena in tempo per raccogliere le ultime parole della sua signora: «al mio signor mi raccomanda… muoio innocente…». Otello accusa Desdemona di tradirlo, ed Emilia gli rivela che Cassio ha ucciso Roderigo. Alle grida di Emilia – «Otello uccise Desdemona!» – accorrono tutti gli ospiti del castello. Jago fugge inseguito dai soldati, dopo che la moglie ha smascherato davanti a tutti l’inganno del fazzoletto. Ora tutto è chiaro: Otello si trafigge col pugnale sul corpo della moglie e muore baciandola un’ultima volta.