Composizioni per Violino Solo

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I 24 Capricci op. 1 sono composizioni per violino di Niccolò Paganini, scritti nel 1817. Sono composizioni di carattere estremamente virtuosistico, con una grande varietà di tecniche violinistiche come picchettati, ricochet, ottave, decime e pizzicati con la mano sinistra. Una particolarità di questi capricci è rappresentata dalle indicazioni espressive scritte da Paganini come “imitando il flauto” o “imitando il corno”. Sono elaborate dai temi dei Capricci numerose composizioni, come l’op. 10 di Schumann (6 studi da concerto), i 6 studi d’esecuzione trascendentale di Liszt (da non confondere coi più famosi 12 Studi d’esecuzione trascendentale), o la Rapsodia sopra un tema di Paganini di Rachmaninov. Quest’ultima è composta sul tema del solo ventiquattresimo Capriccio.(Wiki)


Il Capriccio n.1 in Mi maggiore è interamente giocato su colpi d’arco rimbalzanti: l’archetto salta sinuoso sulle corde producendo arpeggi di notevole estensione e leggerezza.


Il Capriccio n.2 in si minore, saltato e leggero, è un continuo sfarfallio di note ribattute di grande effetto e brillantezza.

Il Capriccio n.3 in Mi minore è interamente dedicato all’impiego delle ottave e dei bicordi ottenuti suonando due suoni uguali a distanza di un’ottava, di cui Paganini era un espertissimo esecutore, mentre nel Sostenuto che apre e chiude il capriccio la tecnica affrontata è quella del trillo (due suoni vicini che si alternano velocissimi). In questa sezione ve ne sono alcuni doppi notevolmente difficili e uno, all’unisono, era ritenuto addirittura ineseguibile.

Il Capriccio n.4 in do minore è didatticamente monografico in quanto consiste in una lunga rassegna di corde doppie e di accordi che si rincorrono in un disegno molto fitto nel quale il primo tema si muove continuamente in un clima agitato e romantico contrassegnato da frequenti modulazioni.

Il Capriccio n.5 in la minore è forse il più “paganiniano” perché in esso il cromatismo viene portato alle estreme conseguenze, fino alla creazione di un’atmosfera sfolgorante e caratterizzata da una agitazione sfrenata ottenuta col precipitarsi del suono sino a regioni melodiche remotissime.

Nel Capriccio n.6 in sol minore Paganini utilizza una tecnica arditissima, quella del tremolo legato, unito alla melodia: in pratica la mano sinistra esegue simultaneamente i suoni lunghi della melodia principale accompagnandoli con un tremolio incessante di due suoni alternati ottenuti ribattendo velocemente due note sulla stessa corda a guisa di mandolino (non va dimenticato che il nostro autore, giovanissimo, imparò a suonare proprio questo strumento, molto popolare nella Genova di quegli anni). Questo capriccio, pur rappresentando una pagina virtuosistica, assai faticosa per l’esecutore, è poetico e dolcissimo, e si offre etereo e impalpabile all’ascolto.