bardiLa “Camerata” fiorentina era una delle tante accademie nata a Firenze durante il Rinascimento. Il promotore fu Giovanni Bardi di Vernio, raffinato amante dell’arte e delle lettere, nella cui casa gli altri membri si incontravano. La teoria della “ nuova musica” è ampiamente sviluppata negli scritti di Galilei Vincenzo padre dell’astronomo e di altri membri della Camerata. Il fulcro della discussione riguardava la musica greca che affascinava fortemente gli intellettuali fiorentini. Le notizie in loro possesso erano poche per cui si rese necessario dedurre il carattere di quella musica dagli scritti degli antichi che erano reperibili. Il lungo studio di questi scritti portarono ad una conclusione cioè che il segreto della musica greca stava in un’unione perfetta fra parole e musica, unione che si poteva ottenere solo accordando alle prime un controllo e un potere assoluto sulla seconda. Platone e altri filosofi affermavano: “la musica altro non essere che la favella e il ritmo et il suono per ultimo, e non il contrario”. Da qui furono elaborati tre corollari: il primo affermava che il testo deve essere chiaramente comprensibile, quindi l’esecuzione deve essere affidata a una sola voce con un accompagnamento molto semplice, preferibilmente un liuto o uno strumento simile suonato dal cantante stesso; il secondo corollario richiedeva che le parole venissero cantate servendosi della declamazione corretta e naturale, come se fossero recitate, cercando di evitare ritmi regolari di danza e le ripetizioni; l’ultimo corollario riguarda il rapporto fra musica e parole “La melodia non deve seguire quasi graficamente l’andamento del testo, ma esprimere lo stato d’animo di ogni singolo passo, imitando e accentuando le intonazioni e il fraseggio tipici di una voce di persona che parli sotto l’effetto di una determinata emozione”. I tre corollari costituirono il necessario presupposto per la nascita di una musica realmente teatrale quindi dell’opera.