Arcangelo_corelliNato a Fusignano il 17 febbraio 1653. Fu compositore e violinista tra i più grandi del Barocco. Il suo nome è associato al “Concerto Grosso”, forma musicale che egli portò alla perfezione.

La sua produzione si può racchiudere in sei raccolte, di cui curò egli stesso la pubblicazione. Le prime quattro appartengono alla categoria delle “Sonate a tre”, ovvero due violini e un basso, e quest’ultimo era affidato ad altri due strumenti, ovvero un violone, o una viola da gamba, o un arciliuto, e un cembalo, nel caso di Sonate da Camera, un organo nel caso di Sonate da Chiesa.

La prima e la terza opera, rispettivamente del 1681 e del 1689, contengono ognuna dodici Sonate da Chiesa, cioè formate da movimenti “non di danza”, bensì da tempi che recano solo l’indicazione generica di “Allegro”, “Adagio”, “Presto”, “Lento”, ecc. Per la realizzazione del basso viene prescritto l’organo, in luogo del cembalo.

La seconda e la quarta opera, rispettivamente del 1685 e del 1694, contengono ognuna dodici Sonate da Camera, i tempi recano le indicazioni dei nomi di danze in uso nelle vecchie “ Suites” o “ Partite” , come “Preludio”, “ Allemanda”, “Sarabanda”, “Gavotta” , “Giga” , ecc. La sonata di Corelli ha generalmente cinque o sei tempi, di movimento alternato, monotematici, senza modulazioni.

La quinta opera, composta nel 1700, porta una grande novità, ovvero l’abbandono della disposizione “a tre”, che risentiva del vecchio stile concertante, e la concentrazione della materia musicale nel duo di violino e cembalo, aprendo la strada alla concezione di quella che sarà un giorno la Sonata moderna per violino e pianoforte. Delle 12 Sonate, della quinta opera, le prime 6 sono Sonate da Chiesa, le successive 6 Sonate da Camera. L’ultima è la celebre Follia, ovvero variazioni sulla danza di Spagna, che portava questo nome, e che spicca meritatamente nella produzione di Corelli per un insolito calore appassionato e quasi romantico dell’espressione.

Nella sesta opera, pubblicata ad Amsterdam nel 1714, Corelli raccolse 12 Concerti Grossi, dando un esempio magistrale di questa forma non più cameristica, ma orchestrale, fondata sull’opposizione di un “concertino” di tre archi solisti e la massa degli altri archi, forma di cui lo si vuole anche inventore se, com’è da ritenere, molti dei Concerti Grossi, da lui raccolti e pubblicati all’estremo della vita, erano stati in realtà composti ed eseguiti già molti anni addietro. Particolarmente noto e poetico il Concerto n.8 “Fatto per la Notte di Natale”.

L’influenza stilistica di Corelli, riconosciuto ai suoi tempi come il più grande violinista e autore di musica per il violino, fu vastissima, non solo per opera dei diretti discepoli e continuatori, come Geminiani, Locatelli e Gasparini, ma anche attraverso la studiosa ammirazione di artisti come Veracini, Tartini, Bach ed Händel.

Corelli si spense a Roma, l’otto gennaio 1713.

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