rossini_gaIl maestro pesarese trascorse buona parte della sua vita a Parigi, come direttore del Théâtre des Italiens, luogo in cui si faceva arrivare mille specialità, direttamente dall’Italia: insaccati, formaggi, dolci, e gli amatissimi maccheroni napoletani.

Tantissimi sono gli aneddoti riguardanti questo suo lato godereccio.

    Si dice che una volta egli arrivò al punto di firmarsi, in una lettera a un conoscente, «Gioacchino Rossini Senza Maccheroni», a causa di una spedizione ritardataria.
    Tra i suoi amici più cari c’era Antonin Carème, lo chef più famoso del secolo, al soldo del barone Rothschild. Nel 1864 proprio il barone gli mandò in dono dell’uva. La risposta fu: «Grazie! La vostra uva è eccellente, ma poco mi piace il vino in pillole». Il barone, capita l’antifona, si prodigò subito per spedire al maestro un barilotto del suo migliore Chateau-Lafitte.
    Si dice infine che Rossini abbia pianto tre volte nella vita. La prima quando fischiarono la sua prima opera, la seconda quando sentì suonare Paganini e infine la terza e ultima quando, durante una gita in barca, gli cadde in acqua un tacchino farcito di tartufi.