Piatti turchi o cinesi

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Si tratta di uno strumento a percussione costituito da un sottile disco, di solito in bronzo, di forma concava. Può essere suonato in coppia, percossi uno contro l’altro, oppure singolarmente colpito da bacchette di vario spessore; produce un suono di altezza indeterminata e di durata variabile. I piatti possiedono generalmente un manico di cuoio con cui li si impugna; nell’ambito della musica leggera sono di solito retti da un sostegno e suonati con l’ausilio di un pedale che consente di percuoterli meccanicamente, oppure utilizzando bacchette o spazzole di diversa durezza e dimensione. La presenza dei piatti, usati nelle cerimonie religiose sin dall’antichità, è documentata in Europa almeno dal periodo medievale. Nel corso del XVIII secolo la loro notorietà crebbe sulla scia della moda della musica militare turca, e in seguito entrarono a far parte stabilmente dell’orchestra. La costruzione dei piatti è divenuta tradizionale appannaggio della Turchia e della Cina. Questi strumenti si differenziarono soprattutto per le dimensioni della cupola centrale, che può essere molto pronunciata o appena accennata.

Nell’antichità erano diffusi anche dei piccoli piatti digitali (cimbali) che producevano un suono assai simile a quello di una campanella.

Categorie: Idiofoni