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L’India è un paese molto grande, un crogiolo di culture, anche nella tradizione musicale. Si può distinguere una netta distinzione tra il nord del paese, dove è diffusa la cultura e lo stile Hindustano, ed il sud, dove si è sviluppata la cultura Carnatica. In questa distinzione bisogna tenere conto degli otto secoli di dominazione araba: al più antico stile musicale “indiano indeuropeo“, nel corso del periodo islamico, nella parte più a nord del subcontinente, si sono innestate influenze arabe e persiane che hanno portato allo sviluppo della forma conosciuta come Hindustana. Di contro, nel sud dell’India, si è affermato lo stile Carnatico, legato ad un sistema molto antico che ha probabilmente origini dravidiche. Pur essendo entrambe forme musicali che si basano su ritmo e melodia, ovvero rag e tag, e che si esprimono in una forma di danza, canto e musica, denominata sangit, esistono sostanziali differenze tra i due stili. La più importante differenza tra le due forme musicali è quella degli strumenti utilizzati.
Nel sangit Hindustano gli strumenti più caratteristici sono il sitar e la tabla. Il sitar è lo strumento indiano più conosciuto in occidente. Si tratta di uno strumento a corde, solitamente 17, di gradi dimensioni che viene suonato tenendolo coricato per terra. La tabla è costituita da due tamburi di dimensioni diverse che sono utilizzati per scandire il ritmo del sangit.
Lo stile Carnatico dà molta più enfasi alla voce, considerandola, di fatto, il primo e più importante strumento del sangit, che viene accompagnata dalla vina (strumento a corde che si suona imbracciandolo), dal venu, un flauto a otto fori, e dal violino. Per quanto riguarda il violino, possiamo dire che è del tutto analogo a quello conosciuto in occidente, ma nel suo utilizzo viene bloccato tra la pianta del piede e il tronco dell’esecutore, che inoltre lo utilizza seduto al suolo, e le cui tecniche, di cui sono padroni i maestri indiani, riescono a far riprodurre sonorità molto diverse da quelle occidentali.

Categorie: Musicologia