Musica e Filosofia “Cristiana”

cristo

Il cristianesimo, che fu inizialmente avverso alla musica e spinse talora la sua avversione fino all’odio, alla censura e alla persecuzione, intuendo la natura demoniaca dell’arte musicale e considerando moralisticamente peccaminoso il suo altissimo edonismo, si trovò disarmato dinanzi alla realtà dei suoni organizzati in linguaggio, privo di strumenti culturali capaci di affrontarla e di rielaborarla.

Ciò avvenne anche perché il cristianesimo non riuscì a possedere una filosofia propria, e attinse paradossalmente, per propria difesa intellettuale, alla filosofia ellenica ed ellenistica precristiana, a Pitagora, a Platone, ad Aristotele, a Plotino, a Seneca.

Di conseguenza, l’atteggiamento della “filosofia” cristiana di fronte alla musica si frantumò, scegliendo nella prima fase del cristianesimo intellettuale un’intelligente e colta subordinazione alle dottrine antiche (è il caso di Boezio), e allontanandosi con indifferenza dalla musica nella fase scolastica della filosofia medievale.

Nella cultura europea del tardo medioevo, la dissociazione è quasi completa: Zarlino e Glareano sono lontani da Tommaso e Bonaventura.

Filosofi scolastici da un lato, teorici del discanto o dell’ars nova dall’altro, operano in sfere diverse e non comunicanti.

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