La Pavane è probabilmente l’opera più nota dell’autore francese Gabriel Fauré. Composta in Fa diesis minore e contrassegnata come op.50 è una composizione per Orchestra e Coro opzionale del 1887. Il nome prende origine da una danza tipica del XVI secolo avente lo stesso nome.

Quando Fauré iniziò a scriverla pensò ad un lavoro puramente orchestrale da presentare per una serie di concerti estivi; successivamente scelse di dedicarla al suo mecenate, la contessa Greffulhe; in seguito aggiunse un coro invisibile per accompagnarne l’orchestra e creare un contesto più teatrale. Fin dall’inizio la Pavane ha goduto di grande popolarità, con o senza coro, e divenne persino un balletto.
La pavana era una danza di corte solenne e lenta, molto in voga nel XVI e XVII secolo, in particolare presso la corte spagnola. I nobili la usavano per sfilare in cerchi cerimoniali, sfoggiando i loro abiti sontuosi. Fauré riprende questo antico ritmo binario e felpato, ma lo spoglia della rigidità originale per immergerlo in un’atmosfera tipicamente fin de siècle e impressionista.
Il pezzo si regge su un equilibrio perfetto di elementi minimali e geniali:
- Il pizzicato degli archi: All’inizio, violini e violoncelli eseguono un delicato pizzicato che imita il tocco di una chitarra o di un liuto antico, stabilendo il ritmo ipnotico del ballo.
- Il tema del flauto: Sopra questo tappeto entra uno dei soli di flauto più celebri della musica, una melodia nostalgica, flessuosa, impossibile da dimenticare una volta ascoltata.
- L’esplosione centrale: Il brano ha una struttura classica ABA. Nella sezione centrale l’orchestra abbandona momentaneamente la discrezione e sfocia in una fiammata drammatica, quasi a evocare un sussulto d’orgoglio o di passione, prima di spegnersi e tornare al tema iniziale.