È praticamente impossibile conoscere il numero esatto di composizioni musicali che vennero scritte a partire dal Salmo 110. Si stima qualcosa nell’ordine delle migliaia.Il testo inizia con lo stesso incipit di altri salmi (come il Salmo 9 o il 137/138), il che aumenta ulteriormente il numero di composizioni catalogate sotto questo nome, anche se per destinazioni liturgiche differenti. Se decidessimo di ascoltarne una al giorno, probabilmente passeremmo i prossimi dieci anni senza mai risentire lo stesso brano.

Il testo del Confitebor tibi Domine (tratto principalmente dal Salmo 110 della Vulgata, 111 nella numerazione ebraica) è uno dei pilastri della liturgia cattolica, essendo parte integrante del Vespro. Poiché per secoli il Vespro è stato uno dei momenti liturgici più solennizzati musicalmente, quasi ogni compositore di musica sacra dal Rinascimento in poi si è cimentato con questo testo.
Il periodo d’oro fu certamente quello tra Rinasciamento e Barocco. In quest’epoca, il Confitebor veniva composto come parte di cicli completi per i Vespri. Claudio Monteverdi ne scrisse diverse versioni monumentali. Le tre più famose si trovano nella raccolta Selva Morale e Spirituale (1640), dove sperimenta stili diversi, da quelli “da concerto” a quelli in stile “più severo”. Antonio Vivaldi ci ha lasciato diverse versioni, tra cui il celebre Confitebor tibi Domine RV 596 per tre voci e orchestra. Giovanni Pierluigi da Palestrina rappresenta la vetta della polifonia vocale con diverse versioni a più voci. Alessandro Scarlatti, Marc-Antoine Charpentier e Giovanni Battista Pergolesi hanno tutti lasciato versioni significative.
Dal Settecento alla scuola napoletana, il Confitebor divenne un’occasione per sfoggiare virtuosismo vocale e scrittura orchestrale brillante. Compositori come Baldassare Galuppi, Niccolò Jommelli e Leonardo Leo ne scrissero decine di versioni per le cappelle musicali di tutta Europa.