Stagione Sinfonica 2019/20
La Fantastica
Maurice Ravel, Hector Berlioz e Alessandro Melchiorre
Con Luca Buratto e Jader Bignamini

Venerdì 31 gennaio 2020, ore 20.00
Domenica 2 febbraio 2020, ore 16.00

Auditorium di Milano, largo Mahler

Alessandro Melchiorre Dal Buio
Maurice Ravel Concerto per pianoforte in Sol maggiore
Hector Berlioz Sinfonia Fantastica
Pianoforte Luca Buratto
Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi
Direttore Jader Bignamini

Il programma di venerdì 31 gennaio (ore 20.00) e domenica 2 febbraio 2020 (ore 16.00) vedrà impegnata l’Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi insieme al suo Direttore Residente, Jader Bignamini, e il Giovane Artista Residente di quest’anno, il pianista Luca Buratto, in un programma molto eterogeneo, distribuibile su tre secoli di storia della musica. La Sinfonia Fantastica di Hector Berlioz, emblema assoluto e senza tempo della musica a programma, composta nel 1830; il Concerto per Pianoforte in Sol maggiore di Maurice Ravel, che vede appunto impegnato Luca Buratto come solista, composto poco più di 100 anni dopo ed eseguito per la prima volta nel 1932 a Parigi; e una composizione commissionata da laVerdi ad Alessandro Melchiorre, intitolata Dal Buio.
Ogni grande composizione prima di entrare nel repertorio ha avuto una prima esecuzione. Proprio con questa idea si crea un programma così, in cui un caposaldo del Sinfonismo europeo come il capolavoro di Berlioz viene accostato ad una composizione in prima assoluta. Anche la Sinfonia Fantastica, ai tempi della sua prima esecuzione, era senza ombra di dubbio musica d’avanguardia. Si pensi alla ricerca dei timbri orchestrali: una creazione sempre nuova di impasti strumentali fino allora inimmaginabili in quasi ogni battuta. Ne è un famoso esempio, subito prima della fine del terzo movimento, il passaggio affidato al corno inglese e a quattro timpani, che suggerisce il brontolio dei tuoni in lontananza. Innovativo era anche il tipo di fruizione che Berlioz aveva previsto per la prima esecuzione: quando si parla di musica a programma, ci si riferisce a un genere in cui è presupposto dall’autore stesso che la musica evochi precise immagini e suggestioni, e anzi è il compositore stesso a orientare l’ascoltatore in un universo (il più delle volte visivo) che lui stesso ha immaginato. La storia che Berlioz vuole suggerire è quella di un artista che, disperato per amore, si avvelena con l’oppio, e inizia a sognare: tra un ballo, una scena pastorale e una marcia al supplizio, ricorre l’idea fissa, il pensiero alla donna amata. Tutte immagini, quelle che Berlioz vuole suscitare, in uno schema di fruizione a dir poco insolito per il tempo. E a poco meno di duecento anni di distanza, cosa può essere avanguardia? Qui interviene Alessandro Melchiorre, autore di Dal Buio: “Viviamo in un periodo in cui siamo dominati dall’immagine, dal vedere, quindi ho avuto l’idea un po’ simbolica che per ascoltare un pezzo si debba cominciare dal togliere tutto ciò che distrae, non essendo un lavoro teatrale, e concentrarsi iniziando dal buio, come si intitola la mia composizione.” Interessante come il programma cerchi di tenere in considerazione due diverse tendenze dell’innovazione: da una parte il tentativo e il desiderio di scardinare radicalmente ciò che è prassi, come in un certo senso accade con la Sinfonia Fantastica. Dall’altro un innestarsi nell’alveo della tradizione, sfruttandone le forme canoniche, senza pretese di stravolgimenti. Continua Melchiorre: “Per me non è più importante (come poteva essere un tempo) ‘sfegatare il borghese’ e cercare di scandalizzare ad ogni costo. Oggi una musica intelligente può essere quella che tiene conto che la gente va ad ascoltarla non tanto per stracciarsi le vesti, ma per accostarsi al repertorio.” E proprio con questa postura Alessandro Melchiorre propone un brano per organico orchestrale, lavorando dunque con una formazione assolutamente in linea con la tradizione. E lo stesso in qualche modo vale per il Concerto in Sol di Maurice Ravel, composto tra il 1921 e il 1931, che dichiarò di averlo composto nello spirito di Mozart e di Saint-Saëns, dunque senz’altro facendo tesoro di una tradizione compositiva la cui eredità poteva ancora, a detta sua, essere valorizzata. Composto da tre movimenti (Allegramente – Adagio assai – Presto), rappresenta una pietra miliare del repertorio pianistico, la cui varietà tematica e di carattere viene valorizzata indubbiamente dalla straordinaria ricerca timbrica del brillante Luca Buratto, Giovane Artista Residente de laVerdi.