Sperimentazioni tra Canzone d’Autore, Classica, Rock e Contemporanea.

Il-giardino-coverIl Giardino Disincantato è un’opera artistica davvero innovativa e coraggiosa caratterizzata da diverse anime musicali. Non è l’ennesimo lavoro che insiste sulle medesime corde. E’ un progetto d’avanguardia in cui OTEME mette insieme sonorità, generi, ed idee musicali diversissime. E’ un progetto, e se vogliamo un laboratorio sonoro, che il compositore Stefano Giannotti ha concepito con un ensemble ‘a geometria variabile’. OTEME (Osservatorio sulle Terre Emerse) è un ensemble da camera flessibile che muta in “intensità” e “colore” (numero e strumenti) in funzione dei brani e dei linguaggi adottati. Ci sono lampi di art-rock e progressive, ci sono momenti classici e contemporanei; ci sono strumenti inconsueti come il componium, e la glass harmonica suonata da Thomas Bloch; ci sono ironia e surrealismo da Battisti-Panella a Stravinskji.

L’idea che sta sotto al Giardino è quella della creazione di canzoni e brani non di fruizione immediata, usa-e-getta; in quasi tutti i brani sembra di stare fermi ma ci si muove, o viceversa, proprio perché non esiste una tonica ed una dominante, ma ci si muove su procedimenti modali sporcati da dissonanze e curiosità sonore” (Stefano Giannotti)

Il Giardino Disincantato comprende

01 – Mattino
02 – Caduta Massi
03 – Dal recinto
04 – Palude del Diavolo
05 – Tema dei campi
06 – Ed io non c’ero
07 – Dite a mia moglie
08 – Il giardino disincantato
09 – Sopra tutto e tutti
10 – Per mano conduco Matilde
11 – Terre emerse (Bolero primo)

Quando si approcciano lavori simili, la cui fruibilità è molto soggettiva, di solito si cerca una chiave di accesso, ovvero qualcosa a noi più familiare, affinché ci aiuti ad entrare in queste stanze “nuove” e ci consenta di superare i timori iniziali. La nostra chiave d’accesso è stata “Terre Emerse (Bolero primo) in cui il “tema” a noi noto, viene “sporcato”, “manipolato”, viene letteralmente trascinato fuori dal suo contesto abituale. La gamma di sensazioni che scaturiscono insiste su frequenze che non sono quelle del Bolero ma curiosamente se ne percepisce velatamente la stessa anima, come se, al di là dell’armonia e di una precisa idea musicale, si conservasse lo spirito. Lavoro molto interessante.