Toni binaurali – Fenomeni neuronali


Il fenomeno dei toni binaurali è un prodotto del nostro cervello simile per certi versi ai battimenti musicali: a partire da due suoni con valori di frequenza molto vicini se ne ottiene uno risultante caratterizzato da una pulsazione di base tanto più lenta quanto più piccola è la differenza tra i due suoni iniziali.

Se i battimenti sono il frutto di una sovrapposizione fisica, i toni binaurali sono invece il frutto di una “sovrapposizione” neuronale. Per sperimentare infatti tale fenomeno è necessario ascoltare due suoni con frequenza inferiore a 1.500 Hz, e con differenza inferiore a 30 Hz, attraverso una coppia di auricolari. I due suoni vengono introdotti nel sistema uditivo separatamente attraverso le orecchie e attraverso il sistema nervoso raggiungono il cervello sotto forma di segnali che attivano determinate aree del cervello e che solo a questo punto si sovrappongono e danno luogo per l’appunto a questo fenomeno.

Ogni individuo ha una percezione differente in virtù della propria specificità, dei propri misteriosi percorsi neuronali, sia quando registra i singoli segnali sia quando li elabora. I meccanismi che regolano questa complessissima macchina che è il cervello sono in gran parte oscuri e quello che possiamo rilevare il più delle volte sono gli aspetti complessivi, quello che percepiamo. In tal senso l’applicazione dei toni binaurali può aiutarci a delineare a grandi linee un’impronta del nostro cervello, ovvero la risposta a questo tipo di sollecitazione, e in alcuni casi a rilevarne eventuali disfunzioni.

Fu il tedesco Heinrich Wilhelm Dove nel 1839 a scoprire questo fenomeno ma solo nel 1973 Gerald Oster pubblicò sulla rivista Scientific American un articolo dal titolo “Auditory beats in the brain” dal quale scaturirono una serie di studi, ad esso legati, sui quali ancora oggi si teorizza sulle possibilità di influenzare le fasi di attività del cervello dal sonno profondo allo stato di allerta.