I primi rudimenti musicali furono impartiti al giovane Franz direttamente dal padre, che era maestro di scuola, e da Michael Holzer, organista della parrocchia.
Undicenne, dotato, a quanto risulta, di un’angelica voce di soprano, vinse il concorso di ammissione per i fanciulli cantori della Cappella Reale; il parere favorevole fu espresso dal compositore italiano Antonio Salieri.
Il giovane Schubert abbandonò così la casa paterna per iniziare la vita collegiale al Reale e Imperiale Convitto Civico, dove trovò amici fedeli che non lo avrebbero più abbandonato nel corso della sua breve esistenza.
Nel 1813
La Cultura Cristiana fonda i suoi pilastri su quella greco-ebraica.
Naturalmente anche la Musica Cristiana è una diretta conseguenza di quella conosciuta e praticata dai Greci e dagli Ebrei.
Ecco perchè potremmo riconoscere a grandi linee due componenti distinte: quella teorica, di stampo ellenico, e quella pratica, di stampo ebraico.
All’interno di questo constesto si svilupparono le prime forme di Canto Cristiano ed in particolare tre tipi diversi.
1. Canto Responsoriale: è il canto di un brano biblico, tratto dai Salmi, intonato (con melodia fiorita) dal capo del coro (“primicerius”) e risposta della comunità
Tratto dal film: Farinelli la Voce Regina
Nella storia della musica, erano riconosciuti come castrati i cantanti maschi adulti con voce di soprano, mezzosoprano e contralto (registri tipicamente femminili), ottenuta mediante castrazione durante l’infanzia e prima della pubertà, o perché, a causa di disfunzioni endocrinologiche, non hanno mai raggiunto la maturità sessuale.
Vere e proprie “macchine per cantare”, furono impiegati da molti operisti e compositori (come Händel) fino all’inizio del XX secolo, dopodiché tale pratica cadde in disuso e fu dichiarata illegale.
Tra i più celebri si ricorda Carlo Broschi, in arte Farinelli.
Film del 1994 per la regia di Gerard Corbiau e attori Stefano Dionisi e Caroline Cellier.
Trama: A Napoli, nei primi anni del 700, con il padre vivono Riccardo e Carlo Broschi: il primo ha dieci anni più del fratello e scrive canzoni sacre e pezzi d’occasione nello stile – ma non certo con il talento – di molti musicisti operanti in quella coltissima città, mentre il fratellino, che fa parte di una cantoria in Chiesa, possiede per natura una voce d’angelo. Un giorno non riesce a farsi uscire dalla gola
Magnifico film del 1964 per la regia di Pasquale Festa Campanile con attori come Paolo Ferrari e Sandra Milo.
Breve descrizione: nella Roma del Settecento, quand’erano in voga i cantori evirati, un giovane popolano finge di farsi castrare e fa carriera anche perché spopola, non solo con la voce, tra le belle aristocratiche, ma anche per altre virtù.
Una delle più impertinenti e spregiudicate tra le farse in costume degli anni ‘60. La sceneggiatura funziona, gli attori sono in forma, la cornice storica ha una sua fantasiosa eleganza.
Sullo stesso tema, ma in
Inserita nella colonna sonora del famoso e bellissimo film di Roberto Benigni, è una composizione di Jacob Offenbach.
Ecco il testo:
Nicklausse
Belle nuit, ô nuit d’amour,
Souris à nos ivresses,
Nuit plus douce que le jour,
Ô belle nuit d’amour!
Giuletta, Nicklausse
Le temps fuit
Et sans retour emporte nos tendresses!
Loin de cet heureux séjour,
Le temps fuit sans retour.
Zéphyrs embrasés,
versez-nous vos caresses;
Zéphyrs embrasés,
Versez-nous vos baisers. Ah!
Belle nuit, ô nuit d’amour,
Souris à nos ivresses,
Nuit plus douce que le jour,
Ô belle nuit d’amour!
Les invités
Ah!
Giulietta, Nicklausse
Ah! Ah!
Non esistono differenze sostanziali tra la tecnica del canto lirico e quella del jazz,o del gospel. In ogni caso si devono utilizzare correttamente ogni voce sfruttandone appieno le possibilità ma mantenendola sempre all’interno delle caratteristiche tipiche del suo registro, che ha particolari peculiarità timbriche, estensive e volumetriche, nonché di agilità.
È molto importante scegliere
un repertorio adatto alla propria voce, e ciò al di là della possibilità di trasportare il brano nella tonalità più comoda o di variarne l’arrangiamento per adattarlo a sé.
La vera differenza sta nell’articolazione: nello stile moderno risulta