Possiamo dire con certezza, grazie a reperti storici, vasi decorati e resti di strumenti, che la civiltà musicale greca è debitrice ad altre civiltà più antiche ed in particolare a quella Egizia, quella Mesopotamica ed altre fiorite ad oriente.
Tutti gli strumenti musicali usati si trovavano già nel III millennio a.C. nell’Antico Egitto ed in Mesopotamia e ci riferiamo ad arpe, cetre, flauti e sistri.
Anche le figure mitologiche di carattere musicale furono importate nella cultura ellenica: Dioniso, Lino e Orfeo erano miti mesopotamici.
Anche le dottrine pitagoriche avevano preso a piene mani
Questo nome indica due strumenti musicali, il primo
idiofono, a suono
indeterminato, tipico della civiltà
egiziana (
sesheshet), ma in uso anche presso altri popoli; il secondo
moderno, a suono
determinato.
Originato in
Egitto dall’uso di scuotere ritualmente un mazzo di
papiri in onore della dea
Hathor, cui era sacro, il sistro consisteva di una parte superiore a ferro di cavallo con asticciole mobili infilate orizzontalmente e di una impugnatura.
Al centro era scolpita l’immagine della dea.
In un altro tipo le aste erano fisse e il suono era prodotto da corpi
I sistri sono sonagli muniti di dischi di metallo infilati su una o più bacchette. Il suono viene prodotto attraverso lo
scuotimento dello strumento. Con il sistro viene sovente raffigurata
Hathor, dea della musica, della danza e dell´amore.
In antico egiziano il sistro si traduce con il termine ´seshesh´ e con tutta probabilità si tratta di una
onomatopea.
Il suono del sistro aveva il potere di
scacciare il male e le forze negative.